Abbiamo il più grande giacimento di petrolio d’Europa e non lo sfruttiamo. Il perchè.

Questo articolo esula un poco da quelli consueti, che siamo ormai abituati a proporre nel nostro sito.

Ma, poichè le "Energie rinnovabili" fanno parte del nostro lavoro quotidiano, e nella presentazione di Coffeenews abbiamo, fin dall’inizio chiarito che:

"Il nostro obiettivo è quello di creare un canale di informazione, in un format accessibile come quello dei blog, professionale , serio e completo, intendendo con questa parola, dare in dettaglio, più spiegazioni possibili, relative ad un argomento trattato, e non soffermarci invece in un breve riassunto, abbrocciato e poco attendibile, che può portare il lettore a false interpretazioni, oltre che non arricchirlo di nuove conoscenze. I temi trattati andranno ovviamente in parallelo alle nostre professioni, ma potranno spaziare anche oltre, vista la grande quantità di News a cui abbiamo accesso"

In ottemperanza a quanto sopra, allorchè ci imbattiamo in una notizia o articolo che possa interessare il lettore e che sia collegato in qualche maniera con l’edilizia e la situazione energetica delle nostre abitazioni, non esitiamo a pubblicarlo.

Il seguente articolo, che riportiamo esattamente come scritto, lo abbiamo attinto dal quotidiano "Libero", un giornale che può non piacere a molti nostri lettori, ma che, in questo caso pubblica delle notizie con numeri e localizzazioni che non possono fare dubitare sulla autenticità di quanto scritto, e pone in evidenza quanto siamo succubi del ricatto di pochi.

Pochi, ai quali stiamo credendo sempre meno, in quanto ci costringono a comprare l’oro nero dai Paesi del Golfo, quando ne abbiamo in quantità nella nostra penisola.

Invitiamo perciò i nostri lettori a leggerlo attentamente, venendo così a conoscenza di una situazione paradossale che sicuramente è ignorata dalla maggior parte degli stessi.

Teniamo a chiarire che siamo accesi sostenitori delle fonti energetiche alternative che non intendiamo tradire come principio, ma che, dato il momento di crisi nera che stiamo attraversando, riteniamo giusto sapere che abbiamo anche una concomitanza sotto i piedi, che può aiutarci, non poco, a tornare a galla.

Vi proponiamo perciò il seguente articolo del giornalista Nino Sunseri, pubblicato su Libero in data 24 luglio 2013.

"Quindici miliardi pronti per essere investiti, 25mila posti di lavoro, raddoppio della pro­duzione interna di gas e greggio da 12 a 24 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio secondo le indicazioni contenute nel Sen (Strategia energetica nazionale). «La ripresa dell’attività estrattiva in Italia potrebbe dare una svolta alla crisi economica», dice l’amministratore dele­gato Eni, Paolo Scaroni.

Invece non accade nulla per l’opposizione delle organizzazioni ambientaliste e la lentezza delle amministrazioni pubbliche. Siamo in crisi, con l’economia che affonda ma ci permettiamo di tenere sotterrato un tesoro. Nessun politico, a livello nazionale e locale, che abbia il coraggio di affrontare l’opposi­zione delle minoranze ambien­taliste o vincere l’inefficienza delle amministrazioni locali. Eppure avremmo un gran bisogno di incrementare le risorse nazionali. Siamo uno dei Paesi maggiormente dipendenti dall’estero. La produzione domestica (100 mila barili al giorno) copre appena il 7% del fabbisogno, pari a circa 1,4 milioni di barili (un barile corrisponde a 158,98 litri) al giorno. Prima della crisi l’incidenza era del 5%. II gas si trova al largo delle coste adriatiche: Eni ha cominciato a estrarlo 60 anni fa e, a Ravenna, ha il distretto principale. Ha sviluppato un settore offshore che conta 40 aziende più altre 80 dell’indotto ed un miliardo di giro d’affari.

Il petrolio, invece, è nel canale di Sicilia, a Trecate nel Novarese ma soprattutto nella Val D’Agri.  E’ la nostra Lucania Saudita perchè ospita il più grande giacimento sulla terraferma dell’intera Europa. Nascosti ci sono circa 1,4 miliardi di barili di oro nero. Secondo gli esperti ce n’è almeno un altro miliardo, ma la situazione non cambia. Almeno fino a quando resteranno le leggi e le procedure attuali.

Petrolio in Italia 1 1

Scaroni parla chiaro: "Abbiamo bisogno di un sistema autorizzativo che ci consenta di esplorare all’interno delle 12 miglia, in caso contrario non possiamo intervenire. La legislazione va modificata; dopo l’incidente del 2010 del pozzo Macondo nel golfo del Messico, è stato approvato un provvedimento estemporaneo, sull’onda dell’emozione. E’ necessario che il sistema sia più praticabile, perchè gli idrocarburi sono una risorsa per tutti, per il Paese, per il fisco. Se occorrono ot­to anni per un’autorizzazione, se diventa una cosa folle, le imprese si trasferiscono». Ma in Italia non e proprio aria. Quasi tutte le richieste di trivellazione vengono bocciate. A Trecate nel mese di giugno un referendum popolare ha respinto a schiacciante maggioranza (93%) la proposta dell’Eni di trivellare un pozzo: eppure si tratta di un’area dove l’industria petrolifera esiste da decenni portando ricchezza a sviluppo. Sempre nel Novarese la richiesta della britannica Nor­thern Petroleum di estrarre greggio nei dintorni di Borgomanero ha provocato a fine dicembre la lettera di protesta di un gruppo di sindaci.

E non si tratta di casi isolati: in tutta Italia appena si vede in giro un geologo che saggia il terreno fioriscono i comitati del no. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia è tra coloro che darebbero via libera alle trivelle, nel rigoroso rispetto dell’ambiente ma senza cedimenti verso quella sindrome che in America chiamano "nimby" (not in my backyard "mai nel mio cortile").

Dice: "C’è una dorsale del petrolio e del gas che parte da Novara e si distende lungo l’Appennino fino in fondo alla Calabria e prosegue in Sicilia. Nel Mare Adriatico c’è una dorsale parallela in mare, da Chioggia al Gargano. In un secolo e mezzo in Italia sono stati perforati 7 mila pozzi, di cui 800 ancora attivi. Persino le isole Tremiti, dove ci sono resistenze a trivellare, c’è già un pozzo, attivo dal 1962 senza danni per l’ambiente. La produzione italiana potrebbe facilmente raddoppiare, come prevede la Strategia energetica nazionale, semplicemente perforando dove già si sa che il petrolio c’è. Invece è tutto bloccato".

Fate dei commenti e chiedete spiegazioni sulla vostra casa ed accessori, vi risponderemo

SEGUITE ANCORA I NOSTRI ARTICOLI SULLA MURATURA MESSA IN PRATICA 

di Amedeu

2 commenti

  1. In val d’ agri, eni e compagnia bella.stanno creando disastri ambientali. L’ultimo proprio l’altra notte. E dite.che.non vengono sfruttati? Bello fare.da.padrone.a.casa.di altri quando i soldi vanno altrove e i danni ambientali e quelli salute.restano alla povera gente.

    • Per Antonio.
      Comprendiamo pienamente il tuo disappunto e forse reagiremmo anche noi nella tua maniera.
      Comunque ci siamo limitati a riportare una notizia apparsa sui giornali e convalidata da una nostra accurata indagine su internet, dove esistono addirittura planimetrie di localizzazione dei giacimenti .
      Purtroppo il mondo di domani non sarà più quello di oggi e tanto meno di ieri.
      Vogliamo il riscaldamento negli ospedali e nelle nostre case, la luce nei nostri appartamenti, i giochi elettronici per i nostri figli, gli elettrodomestici, le auto per fare viaggi o per lavoro, la televisione, il frigorifero, i computer, e tante belle altre cose.
      E’ un prezzo che si deve pagare.
      Le energie alternative, delle quali noi siamo dei fedeli assertori stanno salendo molto lentamente, e il nostro Paese sta diventando sempre più povero. Non possiamo comprendere a pieno il tuo dolore. Forse saremo egoisti, ma chi non lo sarebbe con una famiglia a carico
      Oggi può toccare alla Basilicata, ma la Lombardia, il Veneto ed altre Regioni contestano al Sud una inerzia e mancanza di iniziative legate al “not in my backyard “mai nel mio cortile”.
      Hai perfettamente ragione, ma se c’è il petrolio in un luogo d’Italia, questo va estratto, sia pure se fosse nella pianura Padana, in Toscana, in Campania, Calabria o in Sardegna: sotto casa nostra o sotto casa tua.
      Il tutto deve compiersi nel massimo rispetto dell’ambiente, ma deve pur compiersi.
      Per cui se il tuo grido può essere comprensibile, lo sarebbe ancor di più se tu decidessi di andare a vivere, con la famiglia in una grotta a fare l’eremita, rinunciando a tutte quelle belle cose che il progresso ti ha dato.
      Comunque speriamo che l’eolico avanzi velocemente.
      Siamo tutti povera gente come te
      Amedeu e c.

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