DIA e abusi edilizi. Le responsabilità penali del progettista e del direttore dei lavori.
Di amedeu
La DIA, che tanto ci ha fatto discutere, ha senza dubbio il merito di avere snellito la procedura faragginosa delle pratiche edilizie.
La Scia, che ancora sembra non volere approdare definitivamente in molte Regioni italiane, porterebbe ad un significativo miglioramento di tali procedure, purtroppo deve ancora maturare e non resta altro che rimanere in attesa di un lieto fine.
Ma parliamo un attimo di un aspetto alquanto insidioso per molti tecnici professionisti abilitati, e specie per coloro che alle prime armi possono cadere in tranelli, sia pur involontari che una DIA presenta.
IL progettista deve rappresentare, negli elaborati progettuali, esattamente la situazione reale e di rispondenza agli strumenti attuativi vigenti, avanzando la Dichiarazione di Inizio Attività solo se l’opera che intende eseguire corrisponde esattamente a tutti i requisiti di legge, previsti dal Piano Regolatore Generale , Regolamento Urbanistico o altro, del Comune interessato: inoltre gli elaborati devono rispondere anche a que vincolii che i numerosi Enti preposti pongono sul Territorio.
Facciamo un esempio: un committente incarica il proprio tecnico di progettare una piscina ad uso privato lungo una strada provinciale, ove è prevista una zona di rispetto di 20 metri.
Sarebbe assurdo pensare che in una DIA di tale genere il tecnico non tenesse conto di tale misura, prevedendo la piscina o parte di essa all’interno della zona di rispetto.
Se ciò accade:
Il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia" (DPR 6 giugno 2001, n° 380 -supplemento Gazzetta Ufficiale 20 ottobre 2001n° 245) all’articolo 23 cita testualmente:.
"1. Il proprietario dell’immobile o chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attivita’, almeno trenta giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori, presenta allo sportello unico la denuncia, accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformita’ delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici adottati o approvati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonche’ il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie.
2. La denuncia di inizio attivita’ e’ corredata dall’indicazione dell’impresa cui si intende affidare i lavori ed e’ sottoposta al termine massimo di efficacia pari a tre anni. La realizzazione della parte non ultimata dell’intervento e’ subordinata a nuova denuncia. L’interessato e’ comunque tenuto a comunicare allo sportello unico la data di ultimazione dei lavori.
3. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.
4. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all’amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla denuncia, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre dall’esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.
5. La sussistenza del titolo e’ provata con la copia della denuncia di inizio attivita’ da cui risulti la data di ricevimento della denuncia, l’elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l’attestazione del professionista abilitato, nonche’ gli atti di assenso eventualmente necessari.
6. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l’assenza di una o piu’ delle condizioni stabilite, notifica all’interessato l’ordine motivato di non effettuare il previsto intervento, e, in caso di falsa attestazione del professionista abilitato, informa l’autorita’ giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza. E’ comunque salva la facolta’ di ripresentare la denuncia di inizio di attivita’, con le modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme alla normativa urbanistica ed edilizia.
7. Ultimato l’intervento, il progettista o un tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo finale, che va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformita’ dell’opera al progetto presentato con la denuncia di inizio attivita’."
Importante risulta essere il suddetto comma 6 dell’articolo 23, in quanto , in caso di riscontrata falsità di una delle condizioni stabilite, il dirigente o responsabile dell’ufficio comunale preposto, deve forzosamente informare l’autorità giudiziaria e il consiglio dell’ordine di apparteneza del progettista.
Lo stesso comma lascia salva la facoltà di ripresentare la DIA una volta che è resa conforme alle normative vigenti.
Una falsa attestazione del progettista può riguardare tanto gli atti grafici, la relazione di asseveramento o il collaudo finale con il quale lo stesso progettista attesta che l’opera è conforme al progetto presentato ed approvato.
per quanto riguarda il direttore dei lavori, che cura la mera esecuzione dell’opera, qualora questi si accorga che a sua insaputa sono stati commessi degli abusi circa la violazione delle prescrizioni del permesso di costruzione, è obbligato a comunicare al responsabile dell’ufficio comunale preposto, dettagliatamernte, l’abuso commesso.
Se le violazioni sono state gravi, il Direttore Lavori dovrebbe rinunciare al proprio incarico al fine di dimostrare la propria estraneità.
Quanto sopra è regolato dall’articolo 29 del Testo unico sopracitato.
Comunque, in entrambi i casi (Progettista e Direttore del Lavori) qualora si manifesti inadempienza e dolo, scatta la denuncia penale ai sensi dell’articolo 481 del Codice Penale.
E’ necessario puntualizzare che per il direttore lavori, può diventare difficile difendere la sua posizione affermando che le "opere sono avvenute a sua insaputa durante il corso dei lavori", in quanto egli ne è responsabile e deve vigilare ogni giorno.
Altro fatto invece, se il direttore dei lavori dimostra la sua estraneità, quando i lavori sono stati ultimati, potendosi immaginare che le difformità (se non sono sostanziali o totali) siano avvenute dopo la fine dei lavori stessi.
Prossimamente parleremo della responsabiilità del Dirigente o Responsabile dell’ufficio comunale preposto al controllo.
Fate dei commenti e chiedete spiegazioni sulla vostra casa ed accessori, vi risponderemo
SEGUITE ANCORA I NOSTRI ARTICOLI SULLA MURATURA MESSA IN PRATICA
Articoli Correlati
- Direzione Lavori: Comunicazione di fine lavori e dichiarazione di conformità
- Misure di salvaguardia comunali (art. 12, commi 3 e 4 del D.P.R. n° 380/01)
- Il regolamento edilizio. Cosa è. Cosa contiene.
- Legge 73 del 22 maggio 2010. Lavori senza DIA
- Permesso di Costruire. Mancato rispetto dei termini di ultimazione lavori. Cosa fare.
- Fasce di rispetto stradali al di fuori dei centri abitati.
- Indicazioni per chi vuole costruire una casa: progetti, pareri, tecnici, preventivi, capitolati
- Edifici di civile abitazione: parametri e standards edilizio - urbanistici da rispettare
- Indice di fabbricabilità di un terreno. Cosa è?
- Il Piano Strutturale ed il Regolamento Urbanistico. Strumenti di seconda generazione

Il geometra cui ho commissionato da anni una sopraelevazione continua a ritardare i lavori in modo vergognoso. Cosa posso fare?
Per Arturo.
Evidentemente non gli interessa il tuo incarico.
Non sappiamo a che punto sia la tua pratica e cosa abbia fatto il tuo tecnico, comunque se le cose stanno come tu dici, ti conviene interrompere i rapporti e cercarti un altro geometra.
Mandagli una lettera raccomandata R R, compilandola però con la massima prudenza e cautela, in quanto ciò che scrivi si ripercuoterà ionevitabilmente sul conto che ti rimetterà questo tecnico.
Amedeu e c.
Salve,
mi chiamo giuseppe e sono un tecnico geometra abilitato.
Come altri geometri mi occupo anche io di direzione dei lavori, infatti volevo chiedervi come si dovrebbe comportare un direttore dei lavori dopo aver scoperto, in occasione dell’ultima visita in cantiere, che una parte delle opere non è stata realizzata come da progetto presentato in comune? quindi mi sono trovato davanti ad un abuso edilizio realizzato dall’impresa con la complicità del proprietario/committente.
Secondo voi, posso uscire da questa situazione o meglio dimettermi dall’incarico con una semplice raccomandata ? o dovrei attuare altri procedimenti onde evitare problemi a mio carico?
grazie.
Aspetto vostre notizie.
Saluti Giuseppe
Per Giuseppe.
Avrai letto sicuramente l’articolo 29 del DPR 380/2001.
Parla di “totale difformità o variazioni sostanziali” ed inoltre prosegue….”fornendo al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale contemporanea e motivata comunicazione della violazione stessa…”
Si può ipotizzare che sia una relazione esplicativa a chiarimento dei lavori e della tua estraneità all’abuso. Seguono poi le dimissioni dall’incarico.
Come avrai letto nell’articolo da noi redatto, il rischio che tu venga coinvolto esiste ( e quindi potresti autodenunciarti).
Quindi il direttore dei lavori viene a trovarsi in una situazione molto difficile, per cui….il nostro suggerimento, se il fatto sussiste, è quello di consultare velocemente un legale.
Vedi di seguito l’art 29 riportato:
Art. 29 (L)
Responsabilita’ del titolare del permesso di costruire del committente, del costruttore e del direttore dei lavori, nonche’ anche del progettista per le opere subordinate a denuncia di inizio attivita’
(legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 6; decreto-legge
23 aprile 1985, n. 146, art. 5-bis, convertito, con modificazioni, in
legge 21 giugno 1985, n. 298; decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398,
art. 4, comma 12, convertito, con modificazioni, dalla legge
4 dicembre 1993, n. 493; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
articoli 107 e 109)
1. Il titolare del permesso di costruire, il committente e il costruttore sono responsabili, ai fini e per gli effetti delle norme contenute nel presente capo, della conformita’ delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni di piano nonche’, unitamente al direttore dei lavori, a quelle del permesso e alle modalita’ esecutive stabilite dal medesimo. Essi sono, altresi’, tenuti al pagamento delle sanzioni pecuniarie e solidalmente alle spese per l’esecuzione in danno, in caso di demolizione delle opere abusivamente realizzate, salvo che dimostrino di non essere responsabili dell’abuso.
2. Il direttore dei lavori non e’ responsabile qualora abbia contestato agli altri soggetti la violazione delle prescrizioni del permesso di costruire, con esclusione delle varianti in corso d’opera, fornendo al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale contemporanea e motivata comunicazione della violazione stessa. Nei casi di totale difformita’ o di variazione essenziale rispetto al permesso di costruire, il direttore dei lavori deve inoltre rinunziare all’incarico contestualmente alla comunicazione resa al dirigente. In caso contrario il dirigente segnala al consiglio dell’ordine professionale di appartenenza la violazione in cui e’ incorso il direttore dei lavori, che e’ passibile di sospensione dall’albo professionale da tre mesi a due anni.
Amedeu e c.
Giorno. Mi chiamo Mario . Desidererei sapere se il direttore dei lavori di un cantiere edile è responsabile sul ritardo della consegna dell’edificio, oltre alle responsabilità dell’appaltatore (e/o impresa edile).
In attesa di una vs. cortese risposta, porgo distinti saluti e auguro una buona giornata. Mario
Per Mario.
Il Direttore dei Lavori in un cantiere privato, ha molta più libertà di azione di quello che invece opera nell’ambito di un appalto pubblico.
Però ci sono determinate operazioni che gli competono in entrambi i casi.
La consegna lavori, eventuali opere ordinate come variante necessaria o meno al progetto, ultimazione dei lavori.
Nel caso di varianti autorizzate e non indispensabili e che possono ritardare la ultimazione dei lavori è evidente che il D.L. ne risponde in prima persona e specialmente se tali varianti sono state autorizzate per scritto.
Inoltre la fine lavori se è regolata nell’ambito di un contratto di appalto con la redazione di un verbale scritto ed il D.L. non si trova in condizioni di redigerlo per sua mancanza o omissione, è evidente che è ugualmente responsabile.
Tanto vale anche per l’impresa.
A quanto sopra si devono aggiungere le responsabilità che troverai indicate nell’articolo dal quale ti rispondiamo.
Amedeu e c.
vorrei costruire una camera abusiva a cosa vado incontro se mi beccano fatemi sapere
Per Fabrizio.
Responsabilità civili con pagamento di denaro e penali per l’abuso commesso.
Amedeu e c.
HO RISCONTRATO CHE UN MIO VICINO DI CASA O MEGLIO DIRE DIRIMPETTAIO VISTO CHE ABITIAMO IN UN CORTILE DAL PORTONE ED ANDRONE COMUNE,HA ESEGUITO DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE,ALCUNI DEI QUALI NON CONFORMI AL REGOLARE PERMESSO A COSTRUIRE.LE IRREGOLARITA’ SONO COSTITUITE DALLA MISURA DEL TETTO (normalmente abitato,invece dichiarato deposito)e dall’ampliamento di una cucina.IL TUTTO REALIZZATO SFRUTTANDO LA CUBATURA DI DUE VECCHIE TETTOIE,DELLE QUALI SONO PROPRIETARIO PER LA META’ DI UNA DI ESSE..CHIEDO CORTESEMENTE COSA POSSO FARE PER FAR VALERE I MIEI DIRITTI E COSA RISCHIANO IL TECNICO ,IL PROPRIETARIO E L’IMPRESA..CERTO DI UN VS INTERESSO COLGO L’ìOCCASIONE PER PORGERE DISTINTI SALUTI.
Per Francesco.
Leggi attentamente l’articolo dal quale ti rispondiamo.
Parla della DIA (Dichiarazione di Inizio Attività), ma tanto si può applicare anche in caso di Concessione Edilizia.
Praticamente hanno effettuato un lavoro abusivo, per cui essendo tu comproprietario, ti conviene segnalare l’abuso effettuato estraniandoti nella denuncia da quanto è stato realizzato.
Se l’abuso è stato fatto durante il corso di un permesso di costruzione vengono coinvolti tutti e tre i soggetti citati.
Qualora invece il lavorio abusivo sia stato effettuato a pratica chiusa e certificato di conformità per l’abitabilità rilasciato, ne dovrebbe andare di mezzo unicamente il proprietario e la ditta che gli ha effettuato la modifica.
Il fatto della comproprietà ti pone in condizione di essere coinviolto, in futuro, in una eventuale denuncia per abusivismo.
Comunque, prima di muoverti, ti suggeriamo di andare a controllare , con un tuo tecnico, tutti gli atti del progetto, presso l’ufficio Edilizia Privata del Comune.
Amedeu e c.
Buongiornomi piacerebbe avere qualche delucidazione:
vorrei mettere in regola e sanare una parte di una casa in Sardegna (si tratta di circa 5 mc di abuso e qualche difformità dovuta a aperture non corrispondenti al progetto presentato) e vorrei sapere, escludendo le spese del tecnico, come posso calcolare le spese relative alle penali per tale sanatoria…e quale procedura seguire, quali elaborati necessari.
Grazie
Saluti
Per Angelo.
Sarebbe un tirare ad indovinare, in quanto vanno valutati vari aspetti, fra i quali il tipo di abuso, la zona nel quale è stato eseguito ed altro.
Il consiglio è quello di sentire un tecnico professionista del posto, che ti indicherà la via e le spese giuste.
Amedeu e c.
Salve, il mio quesito è il seguente.
Dopo quasi 10 anni dalla costruzione del palazzo in cui abito si è scoperto un abuso riguardante le due mansarde/sottotetto.Il costruttore a suo tempo si è alzato di una ventina di centimetri, rispetto a quello che è stato dichiarato. Il risultato è che la cubatura autorizzata dall’architetto del comune è di 32 mq, mentre quella utilizzabile è 44.
La cosa è stata scoperta e il comune ci ha mandato un avviso,ora i miei quesiti sono due:
1. L’architetto del comune ha qualche responsabilità per questa cosa oltre ovviamente al costruttore, progettista e collaudatore considerando che ci ha rilasciato regolare certificato di agibilità e abitabilità?
2. Le mansarde/sottotetto non erano abitabili perchè adibite a magazzino, se si dovesse fare qualc’osa per sanare questo abuso può diventare anche abitabile a quel punto?
Per Lorena.
Partiamo dalla seconda domanda.
Qualora tu riesca a sanare l’abuso, se le mansarde rispettano gli standard urbanistici di cui al nostro articolo, potranno essere rese abitabili pagando gli oneri comunali: http://www.coffeenews.it/edifici-di-civile-abitazione-parametri-e-standards-edilizio-urbanistici-da-rispettare
Per la prima domanda, le responsabilità ricadono sul proprietario, costruttore, Direttore dei lavori.
Relativamente al tecnico comunale, in un eventuale processo verrebbe coinvolto, ma vi conviene cercare di sanare l’abuso pagando il dovuto: non riteniamo che il Comune cerchi di attivare la via del ripristino di un fabbricato, facendo abbassare, dopo 10 anni, il tetto.
Amedeu e c.
Salve a tutti,
mi sono trovato a ristrutturare una vecchia casa di mia proprietà, al termine dei lavori mi trovo grossi problemi (voglio precisare che la casa è stata completamente svuotata internamente ed è stata tenuta buona solo una facciata), mi è stata costruita una scala dove la larghezza dello scalino doveva essere 1100 nonostante ancora in fase di armatura avessi fatto notare che alcuni scalini non erano a misura, ora ho scalini di larghezza pari a 880, inoltre in alcuni punti della scala una persona alta 1,80 mt picchia la testa. Intonaci al civile fatti malissimo, finiture scadenti e altro.
Altra cosa che ho tralasciato è che il direttore lavori e progettista è stato pagato da me ed è un professionista non dell’azienda, vorrei capire come mi posso muovere ora, ho diritto di rivalermi sia sull’impresa edile che sul direttore lavori o il direttore lavori non è responsabile (come dice lui)? Fino a che punto potre chiedere un risarcimento? (ricordo che la scala è composta da 34 scalini, va da piano terra a mansarda, e sarebbe completamente da rifare, ma allo stesso tempo i pavimenti, l’impianto elettrico e gli infissi sono già montati) Cosa posso fare? Vi ringrazio. saluti.
Simone
Per Simone.
Il proprietario deve sempre curare i propri interessi e qualora non sia convinto di qualcosa deve farlo presente.
A proseguimento di ciò, devi leggere attentamente questo nostro articolo:
http://www.coffeenews.it/responsabilita-per-lavori-edili-successive-al-termine-dellappalto.
A parte quanto sopra, se ha realizzato gli scalini di cm 88 anziché cm 110, avrai dovuto presentare una variante (da te firmata), al progetto iniziale.
Se così non è, allora entra in giuoco la responsabilità del costruttore e del direttore dei lavori per realizzazione di opera difforme: ed in questo caso devi rivolgerti immediatamente da un legale.
Amedeu e c.
Salve, il mio problema è il seguente, l’ing. ha consegnato una DIA non conforme al regolamento comunale (riguardava l’istallazione di pannelli solari su di un pergolato mq 23.40 mq su un terrazzo di 36.121 mq, la struttura supera di poco il consentito dal regolamento comunale (50%).
l’intimazione di non eseguire i lavori è arrivata 100 gg dopo la DIA (06/06/2009 presentazione DIA, il 14/09/2009 verbale dirigente comune) il verbale dei vigili che hanno constatato la realizzazione dei lavori è datato il 10/01/2010.
sono stato contattato dal dirigente comunale per iniziare una pratica per la sanatoria, e quindi devo pagare il tecnico e la somma che mi chiederanno.
Ma perchè devo pagare io?
il comune mi risponde in ritardo, l’ingegnere sbaglia la DIA, solo perchè sono il committente sono responsabile io? grazie per la riposta
Antonio Marinaro
Per Antonio.
Devi leggere attentamente questo nostro articolo che ti aiuterà sicuramente.
http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori
Amedeu e c.
Salve vorrei sapere come si calcolano i dirtti di segreteria relativi ad una pratica edilizia di ampliamentoe ristrutturazione. Grazie
Per Andrea.
Tali diritti, purtroppo, variano da Comune a Comune e l’unica cosa che puoi fare è informarti presso l’Ufficio dove devi presentare la pratica.
Amedeu e c.
Salve, vi chiedo qualche consiglio,
ho un grosso problema con un costruttore che con una DIA ha demolito due case rurali designate nel piano regolatore del 2004 e ha realizzato un palazzo di 11 mt. e uan villetta singola di fronte casa mia, ci divide un vico cieco di 2 mt. che a sua volta senza nessuna autorizzazione del comune ha allargato a 2,60 mt, per dare accesso carrabile alla villetta, nell’Aprile del 2009, denunciavo all’ufficio urbanistico che avevano allargato al strada e realizzato una finestra di fronte la mia, il capo reparto urbanistico mi risponde che era tutto ok perchè c’era una dia che attestava che era tutto in regola, consultandomi con amici ingegneri e avvocato, decido di fare un’ esposto alla repubblica italiana, che a sua volta ordina al comune di fare accertamenti, e salta fuori che avevano spostato il palazzo di 60 cm rispetto al progetto, realizzato mansarde nei sotto tetti, variato l’ingresso della villetta e aperto tre porte sul vico che ci separa, dunque lo stesso capo settore che mi aveva risposto tramite lettera che era tutto ok, ha emesso l’ordinanza di demolizione, il 28 Giugno finiscono i 90 giorni per la demolizione, nel frattempo il costruttore ha fatto ricorso al tar, e vengo a sapere che il comune vuole fare una delibera per prendersi quei 60 cm in modo che lo stabile ritorna sul confine della strada, inoltre il costruttore si vuole comprare un terreno di fronte per usare la cubatura e sanare le mansarde abusive, da parte mia ho chiesto all’ufficio lavori pubblici di classificare la strada, mi hanno scritto che non era mai stata classificata prima del 1968 e che è una strada pubblica di 2 mt, io chiedo: il comune può prima emettere un ordinanza di demolizione e poi sanare l’abuso? E può classificare un vico di 2 mt che ora è diventato 2,60 mt, carrabile se ho chiesto di fare il marciapiede dal mio lato per sicurezza, considerando che di fronte nel palazzo sorge una finestra che si apre verso l’esterno? Ho letto che l’art, 1444/68 del c.c. prevede una distanza tra nuovi fabbricati di 10 mt., anche in presenza di strada pubblica. Mentre il capo settore insiste che possono fabbricare a limite dei 2 mt, considerando che il mio paese è zona sismica 2 grado. Ma lui dice che hanno abolito la legge antisismica, io penso invece che sotto che qualche imbroglio fra capo settore e architetto che ha firmato la DIA. Fra l’altro ci sono anche gli scarichi dell’acqua piovana del palazzo che invece di scaricare nella loro fognature, scaricano sulla strada, e non l’ha mensionato nell’ordinanza…cose da pazzi! La cosa che adesso mi interessa di più sono le distanze da pareti finestrate in un vico cieco. Grazie per l’aiuto
Per Gianni.
Che dirti? Sembra una storia da romanzo giallo.
Hai senza dubbio un buon legale e dei buoni tecnici che ti tutelano.
Fra l’altro il tecnico dovrebbe essere informato circa le distanze fra edifici (Vedi anche nostri articoli in merito sulla legge 1444/68 http://www.coffeenews.it/come-si-misura-la-distanza-tra-due-edifici-ai-fini-urbanistici), che sulla esistenza di una zona sismica.
Quindi ,contatta i medesimi; fate il punto della situazione e muovetevi di conseguenza.
Amedeu e c.
.
Grazie amadeo,
si è proprio sull’art. 1444-68 che impronterò la mia causa civile, l’ho letto in tutti gli articoli e sentenze a riguardo che la minima distanza è di mt. 10 anche se ce un vico di mt. 2 nel mezzo, invece al comune mi dicono che le strade comunali interrompono le distanze. dalla mia finestra lo stabile dista mt. 2,60 ed è alto 11 metri, perchè hanno allargato abusivamente di 60 cm questo vico, ( all’origine questo vico era di mt. 2 ) e dall’altro lato, tra balconi ce una distanze di mt. 7,20 e fra pareti mt, 9,60, dunque nemmeno dall’altro lato sono in regola. Adesso voglio chiarimento dal capo settore che afferma che hanno tolto la legge antisismica, io abito a 30 km sotto l’etna e il mio comune è 2° grado simsico, DUNQUE ALTO GRADO SISMISCO.
buongiorno,sono maria,sono da circa 8 anni proprietaria di una casa indipendente,sul retro confina con un giardino distante circa 3 mt.con una casa costruita 4 anni dopo,da un mese è stato costruito in aderenza alla parete una costruzione di mattoni e cemento senza permessi e senza precauzioni alla mia parete.naturalmente il tecnico del comune da me avvertito si è recato per visionare urlandogli che era tutto abusivo bloccanogli i lavori.ma siccome i lavori tra una casa e l’altra dalla strda non si vede sono andati avanti.non solo ma ho notato che una parte è stato addibito a bagno.mi sono rivolta a un legale.la signora dice che può farlo perchè il muro è suo,nel progetto che ho io ,ho 50 cm.del terreno in questione.cosa mi consiglia”’GRAZIE MARIA.
Per Maria.
In questi casi non bisogna “avvertire” il tecnico del Comune che gli ha “urlato” di smettere i lavori abusivi.
Se sono tali, devi prendere e scrivere una lettera raccomandata con RR (Meglio sarebbe la Posta Certificata che tanto noi abbiamo pubblicizzato” e che vi rimanda come RR il testo da voi scritto) al Dirigente dell’Ufficio Edilizia Privata del Comune (Nome e cognome), avvisandolo che stanno effettuando lavori abusivi in via… n°…; e chi li sta effettuando è il sig…. tuo confinante.
Chiedi l’immediato intervento per la demolizione di tale manufatto abusivo.
La lettera Raccomandata RR la intesti anche al Comandante della Polizia Municipale (Nome e cognome) a cui invii una copia della stessa (Quindi fai 2 raccomandate con una unica lettera in due copie).
Termini dicendo che tu come confinante non hai rilasciata alcuna autorizzazione e che se non verranno presi i provvedimenti del caso ti rivolgerai alle autorità competenti.
Dovresti ottenere dei risultati.
Amedeu e c.
Scusate la domanda forse sciocca,
un privato chiede ad un architetto di fargli una DIA normale per un intervento di chiusura di un portico che, essendo già realizzato, sarebbe stato da fare in sanatoria, (per risparmiare sugli oneri dovuti al comune che altrimenti raddoppierebbero). Gli interventi sono attuabili secondo le normative vigenti, il problema è solo che le opere sono già realizzate.
Cosa rischia il privato se il comune esce e trova l’intervento già realizzato prima dello scadere dei 30 gg e soprattutto cosa rischia il progettista e direttore lavori delle opere? (che avrà anche prodotto delle foto dello stato di fatto falsate o vecchissime perchè ovviamente l’intervento è già esistente?)
Grazie
Per Dani.
In condizioni normali rischierebbe di rispondere di un lavoro abusivo, e con lui il progettista.
Con l’approvazione della legge 106/2011 di conversione del DL 70/2011 vi sono delle novità anche relativamente alla DIA.
Ma poichè la materia è ancora “fresca” e manca il testo di legge integrato e scorrevole, al momento non possiamo chiarirti altro.
Amedeu e c.
Salve ho acquistato una casa dal costruttore e tutt’ora e’ ancora in fase di ultimazione….ritardo sulla consegna ad oggi circa 4 mesi ma andremo molto oltre ancora, ma a parte questo problema vorrei sapere chi e’ che dovrebbe vigilare sul rispetto delle norme igieniche all’interno del cantiere visto che la situazione e diventata veramente insostenibile….all’esterno e’ praticamente diventata una discarica dove c’e di tutto…calcinacci plastica,legno, mischiati alla spazzatura lasciata dagli operai….all’interno la situazione non cambia di molto ma cosa ancora peggiore che l’aria e’ irrespirabile per il continuo uso impropio che ne fanno gli operai dei locali ancora non pavimentati dove giornalmente fanno pipi’…..datemi un consiglio su come fare visto che il costruttore non ne vuol sapere…grazie
Per Roberto.
Un cantiere in quelle condizioni non ha neppure i requisiti di sicurezza previsti dalle vigenti leggi.
Il responsabile della sicurezza ed il direttore dei lavori dovrebbero risponderne in prima persona; comunque c’è anche la responsabilità evidente del costruttore.
Sarebbe opportuno fargli venire una visita dall’Inail (Istituto nazionale infortuni sul lavoro), perchè se è come tu dici, una lezione di sicurezza andrebbe data a chi effettua lavori senza curarsi della sicurezza delle persone.
Amedeu e c.
Buongiorno
Vorrei sottoporre la mia situazione con i vicini di casa, tanto per cambiare….!!
Sul confine tra le proprietà mia e dei miei vicini, dal 1972 anno di acquisto dei fondi per entranbi, vi è una strisia di terreno dismesso ad uso strada comune, di cui mt. 3 nostri e mt. 5 loro. La nostra casa è costruita nel 1972 è quindi a 3 mt. dal confine, così come il muro di recinzione dei vicini è a 5 mt dal confine stesso. Da quasi un mese i vicini rivendicano un presunto errore nelle misurazioni, pretendendo di spostare il confine di circa 2,50 mt. verso di noi, hanno presentato DIA in comune (ottobre 2010)per costruzione di nuovo muro di recinzione ” a confine delle proprietà come da mappale “, DIA pertanto SOSPESA. Hanno iniziato i lavori di scavo senza autorizzazione all’interno della strada, causando limitazioni all’uso e situazione di pericolo per la mancanza di protezione e ogni tipo di segnalazione. Il comune di Cavagnolo (To) è stato avvertito, pur prendendo atto della situazione non ci sembra finora abbia dato la giusta importanza alla cosa, perchè comunque l’azione sarebbe lesiva nei confronti di terzi, e sono i terzi chiamati a difendersi .
Qualcuno può spiegarmi come possso fermare la cosa? Non hanno neanche affisso il cartello di inizio lavori, scavano con una ruspa di loro proprietà, non c’è il minimo rispetto delle più basilari norme di sicurezza!!!!! Oltre che ledere i diritti altrui!!!!
Ho provato a contattare lo SPRESAL, ufficio dell’ASL che si occupa del controllo di sicurezza sul lavoro, speriamo in loro.
Alessandro
Per Alessandro.
Se hai il PEC o Posta Certificata devi inviare una lettera indirizzata al Sindaco del Comune, al Dirigente dell’Ufficio Edilizia Privata (Nome e Cognome) ed al comandante della Polizia Municipale (nome e cognome).
Descrivi la situazione, così come l’hai descritta a noi, senza molte lungaggini , ma esponendo i fatti reali avvenuti (scavo fondazioni senza autorizzazione, pericolo per la pubblica incolumità ecc) e richiedi un loro immediato sopralluogo altrimenti ti rivolgerai all’autorità giudiziaria.
I suddetti signori si sentiranno chiamati in causa e responsabilizzati di persona, e vedrai che le cose inizieranno a smuoversi.
Se non hai il PEC scrivi una lettera Raccomandata con RR ai suddetti tre intestatari.
Non cambia nulla, ma mentre con il PEC comparirà sempre ciò che hai scritto e ti viene, fra l’altro, inviata una ricevuta di consegna, con la raccomandata si inserisce semplicemente un foglio scritto e firmato in una busta chiusa e…… …….(?)
Amedeu e c.
Grazie Amedeu
sicuramente domani seguirò il tuo consiglio, nonostante abbia già dato comunicazioni in precedenza, l’ultima volta Venerdì scorso, con la consegna di una comunicazione scritta al responsabile dell’ufficio tecnico e al commissario prefettizio, protocollata in comune.
Cordialità
Alessandro
Ciao amedeu,
Volevo chiederti una cosa,
nel mio Comune nel 2008 hanno accettato una DIA per costruire nel preesistente allineamento stradale in un vico cieco, visto che siamo in zona B1, nel frattempo che costruivano mi sono accorto che stavano realizzando una finestra a 2 mt. dalla mia, ma la legge Regionale della Sicilia lo permesse se la strada è Comunale, dopo sono nati dei problemi e ho fatto l’esposto, il comune mi ha risposto che era tutto in regola, ma dopo non essendo convinto, ne ho fatto un’altro alla procura della Repubblica, il magistrato ha chiesto il sopraluogo e lo stabile è risultato non conforme al progetto perchè si erano ritirati 60 cm dalla strada, e altri abusi, dunque hanno fatto l’ordinanza di demolizione in base la legge 380/2001, ora mi chiedo, io 4 mesi fa ho chiesto al comune di classificare la strada, per avere la certezza se era comunale o privata, visto che non risulta nello stradario nonostante esiste da prima del 1912 e l’ufficio lavori pubblici mi risponde che dopo che ha affettuato delle ricerche storiche al catasto non avendo trovato nessun documento ne delibere prima del 1968 la strada si presume comunale perchè la particella della strada non ha numero, io mi chiedo, l’ufficio urbanistico su che base ha calcolato le distanze e approvato la DIA nel 2008 se nel 2011 il Comune non sa con certezza se la strada è Comunale? Se è privata ad uso pubblico, le distanze diventano 10 mt. tra pareti finestrate, Secondo te è un’abuso d’ufficio e favoreggiamento? Grazie
Per Janky.
Non conoscendo bene la situazione non possiamo azzardare giudizi di alcuna sorta circa l’operato dei tecnici comunali.
In base ad DM 1444/68, che si applica a livello nazionale, la distanza fra pareti finestrate deve essere di 10 mt (come del resto tu hai detto).
Esiste un elenco delle strade comunali che fa riferimento all’art. 8 della legge n. 126 del 1958 e che dovrebbe essere sempre aggiornato per i vari comuni.
Ciò però sembra non essere sufficiente, in quanto il Consiglio di Stato sez. V, in data 7 dicembre 2010 con la sentenza n. 8624/2010, ha stabilito che non è sufficiente l’appartenenza a tale elenco per dire se una strada è comunale o meno, ma subentrano altre valutazioni, quali la zona, il centro abitato ecc.
Per cui possiamo capire la difficoltà dei tecnici del tuo comune a classificare detta strada.
Riguardo alla DIA, chiamasi (Dichiarazione di Inizio Attività) viene presentata dal tecnico progettista, che si prende la piena responsabilità di quanto presentato.
Il Comune avendo 30 giorni di tempo per valutare (non sappiamo quanto siano in Sicilia) può avere la sua parte di colpa, ma subordinata a quella del tecnico progettuale.
Amedeu e c.
Salve, sono Claudio
Vorrei chiederLe se rilevando vari abusi edilizi nella costruzione di un immobile che confina con il mio, posso presentare ricorso al Tar?
Se si quale documentazione va presentata?
Grazie, distinti saluti
Per Claudio.
Devi procedere per gradi.
Prima di rivolgerti al TAR, ti suggeriamo di scrivere una lettera al Comune, ed esattamente al dirigente dell’ufficio Urbanistica e per conoscenza al comandante dei vigili urbani (sempre loro nome e cognome).
Devi richiedere un immediato sopralluogo di verifica e che vengano presi tutti i provvedimenti previsti dalle vigenti leggi.
Chiedi anche di essere informato dei provvedimenti presi, in quanto confinante e parte interessata.
Se hai il PEC (Posta Elettronica Certificata) è preferibile ad una raccomandata RR.
Devi però essere sicuro che tali abusi esistano e che non siano stati sanati.
Amedeu e c.
Salve Amedeu, sono Claudio
il procedimento che Lei mi ha consigliato già lo ho eseguito; inoltre la stessa lettera l’ho inviata anche in Procura. Ho ritirato il verbale di sopralluogo del Comune, ma quest’ultimo ha omesso di dichiarare la maggior parte degli abusi che invece esistono.
Per questo motivo vorrei presentare ricorso al Tar allegando i documenti del Comune.
Lei cosa mi consiglia di fare? Di andare anche dal P.M. o al Tar, o tutte e due? E cosa va presentato?
Grazie per i consigli che mi ha dato.
amedeu grazie per la risposta,
purtroppo in Sicilia la legge Nazionale 1444/68 sulle distanze qui non viene applicata sulle strade comunali, perchè essendo una Regione a statuto speciale l’hanno derogata con l’art.28 della L.R. 26.5.1973 n. 21
ciò permette di costruire sui prealliniementi stradali in zona B1, come se qui terremoti, urgani e disastri ambientali non esistono, non applicano nemmeno la legge antisismica, siamo peggio del terzo Mondo, ancora permettono di costruire nei vicoli di 1 mt. di larghezza.
l’unica cosa dove mi posso aggrappare per le distanze è cercare di scoprire se il vico largo 2 mt. è comunale oppure privato ad uso pubblico, visto che non hanno nessun documento ne delibera prima del 1968 che l’ho attesta, io abito qui da 40 anni e non l’hanno mai asfaltato ne pulito, nonostante siamo nel centro abitato a 500 mt. dalla piazza centrale. Presumano che sia comunale solo perchè tale vico non ha un numero di particella catastale, ma sappiamo tutti che prima dell’entrate dei pc, atti e catasto non erano abbastanze precisi nei dettagli, dunque potrebbe essere una strada poderale che serviva a poche persone che avevano terreni in quel vico, se ci fosse un modo per essere certi, potrei risolvere il mio problema ,perchè se la strada è comunale potevano costruire a 2 mt. dalla mia finestra perchè tale strada interrompe le distanze, ma se è privata ad uso pubblico devono applicare l’art. 1444/68 e dunque rispettare i 10 mt. tra pareti finestrati. purtroppo la legge Regionale qui sconvolge tutto.
Per Janky.
Il fatto che sia una strada “abbandonata” e sulla quale non è stato mai fatto alcun intervento dal Comune anche per lavori di manutenzione, potrebbe esserti di aiuto nel sostenere che è privata.
Dovresti però fare attenzione ai punti di allaccio dei servizi, in parole povere ai contatori (acqua, gas, Enel); se gli stessi sono situati a ridosso delle vostre costruzioni ed il Comune “di fatto”, ha attraversato la strada con la sua parte di tale servizio, difficilmente potrai dimostrare che la strada non è pubblica, anche se è disastrata.
La via del TAR è lunga e difficile e ti occorre un legale.
Con questo non vogliamo sconsigliarti di andare avanti, però devi valutare bene le carte che hai in mano.
Una cosa che ci torna strana (oltre al fatto dell’antisismica, che sarebbe una grave violazione per l’incolumità pubblica) è quella relativa al DM 1444/68, in quanto la stessa vige in tutta Italia (vedi sentenza della corte costituzionale 0.173/2011), per cui una Regione, anche se a statuto speciale non può modellarsi a proprio piacimento una basilare normativa nazionale.
Fra l’altro la distanza di 2 mt fra finestre è anche contraria al codice civile.
Vedi il nostro articolo:
http://www.coffeenews.it/le-vedute-come-si-definiscono-e-si-esercitano
Amedeu e c.
Per Claudio.
Ti consigliamo, visto che a quanto sembra, c’è una grave inadempienza di tecnici pubblici, di consigliarti con un legale, al fine di prendere la strada giusta.
Amedeu e c.
Egr. Amedeu
Ti aggiorno della situazione circa lo scavo per la costruzine di muro di recinzione. A seguito nostre comunicazioni il Responsabile Tecnico Comunale ha sospeso la DIA ai vicini, “per mancanza di documentazioni”….
La documentazione mancante è il parere paesaggistico, essendo l’opera in prossimità di corso d’acqua (rio). Abbiamo avuto copia della stessa DIA, sulla quale il corso d’acqua viene indicato come “Fosso”, cosa che evidenzia la volontà del tecnico di eludere il problema della distanza da esso (e perseguibile come responsabilità del progettista) .
In secondo luogo, la legge dice che per le opere sottoposte a vincoli ambientale/paesaggistico/architettonico, il parere deve essere richiesto prima dell’inizio dei lavori, e comunque l’approvazione da parte dei comuni non può avvenire in mancanza di esso. Ti chiedo questo perchè mi è sembrato che il Tecnico Comunale speri che riusciamo a fermare l’opera, come se avesse commesso una leggerezza nel non bloccare la DIA stessa.
Ci sono gli estremi per denunciare l’opera ai carabinieri, perchè in violazione della distanza dai corsi d’acqua art.96 /art.168, legge 20 marzo 1985).
Molte grazie
Alessandro
Per Alessandro.
L’intervento dei carabinieri ci sembra eccessivo, anche perchè in edilizia si seguono sempre strade diverse, basate su organi tecnici o giudiziari a seconda del reato commesso.
La dizione “fosso” è generica e può rappresentare anche un corso d’acqua importante.
Comunque , il parere paesaggistico dovevano possederlo prima dell’inizio lavori.
Per poter procedere, leggi questo nostro articolo, pensiamo ti possa essere di aiuto:
http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori.
Relativamente alla nostra prima risposta, se la striscia di terreno sulla quale avanzano diritti di proprietà e vostra da più di 20 anni, (anche se in malafede), subentra il diritto di usucapione, che potete regolarizzare come da questo nostro altro articolo
http://www.coffeenews.it/usucapione-per-immobili-decennale-e-ventennale
Amedeu e c.
Salve Amedeu, sono Claudio,
ho letto la Sua risposta; Le volevo chiedere una grande cortesia: potrebbe inviarmi sulla mia e-mail, in forma del tutto privata, il nome di un legale che sia bravo, onesto, che sia davvero molto competente e che sia molto esperto soprattutto di diritto civile, di procedure urbanistiche ed amministrative ed anche di diritto penale; e con molti anni di attività alle spalle, possibilmente di Roma o dintorni, od in ogni caso mi dica Lei.
La ringrazio infinitamente
Distinti saluti
Per Claudio.
Non è per non accontentarti, ma non possiamo farlo per un senso di lealtà verso quella categoria di lavoratori.
Comunque se ti rivolgi personalmente all’ordine degli avvocati, può darsi che tu riesca a trovare la persona che fa per te.
Amedeu e c.
ciao amedeu
ho un quesito al quanto strano da porti, circa 40 anni fa due proprietari di terreno, cedono due spezzoni di terreno, di circa 25 metri ciascuno, per realizzare uno spiazzale pubblico,
mio padre e due famiglie limitrofe, provvedono a tutte le spese per la realizzazione, dunque sbancamento, riempimento, asfalto e un tombino per la raccolta delle acque piovane, spendendo circa 10 milioni di lire, tutto questo per ottenere l’illuminazione, dopo nel corso degli anni il comune ha provveduto alla manutenzione dell’asfalto, rete del gas e acqua, però il comune non ha mai acquisito ufficialmente questo spiazzale diventato di fatto pubblico, oltre 20 anni fa, questi due proprietari muoiono e gli eredi fanno la successione e diventano nuovi proprietari, a sua volta entrambi, vendono il terreno a un costruttore che per realizzare un grosso fabbricato si catasta questo spiazzale per lo scopo delle distanze e cubatura, anche se il comune non l’ha acquisto con atto o esproprio, e possibile una cosa del genere? Gli eredi, per la successione, non dovevano allegare la planimetria aggiornata della proprietà, e dopo 40 anni uno spiazzale pubblico può essere considerato di nuovo privato? praticamente l’architetto delal ditta ha usato una mappa castale vecchia oltre 40 anni come era prima e ha inserito il nuovo fabbricato e l’ha catastato. Cose da pazzi e io e tre famiglie ci abbiamo speso 10 milioni di lire e adesso è ritornao privato. queste cose accadono solo in Italia. Il comune secondo me aveva l’obbligo di acquisirlo e regolarizzarlo.
Per Janky.
Ti possiamo confermare con certezza che una parte delle piazze e strade dei Comuni italiani sono tutt’ora segnate a privati pur essendo adibite da tantissimo tempo all’uso pubblico.
Questo non giustifica il privato a sfruttarle ai fini dei parametri edificatori.
Se tale è l’uso fino ad ora fatto del vostro piazzale, il costruttore non poteva sfruttare l’indice di fabbricabilità di un terreno, che fra l’altro, come ci dite, ha le opere di urbanizzazione realizzate, quali l’asfaltatura (poi mantenuta dal Comune) e la fognatura di raccolta delle acque bianche.
Per cui, a nostro avviso, potreste contestare, tale procedura.
Amedeu e c.
Ciao. Vivo in un appartamento acquistato in costruzione. Al momento del rogito il venditore ha dichiarato (sul rogito) che aveva richiesto l’agibilità ma che non era ancora stata rilasciata (noi acquirenti ingenui ci siamo fidati). Dopo un paio di anni senza agibilità abbiamo fatto delle verifiche e l’ASL ha certificato che il locale pattumiera è piccolo per il n° di abitanti nello stabile. Inoltre che i vigili del fuoco al collaudo non hanno rilasciato il CPI e che il costruttore non ha mai richiesto l’agibilità per le parti comuni. Tutto questo nonostante il costruito sia conforme al progetto depositato in comune. La ASL, su Ns. pressione, ha più volte intimato al Sindaco di prendere provvedimenti nei confronti del costruttore affinchè faccia sanare la situazione. Ma fino ad ora nulla, a parte un incontro in cui il Responsabile dell’ ufficio tecnico ha intimato oralmente ad immobiliare, costruttore e progettista di sistemare la cosa
Non riusciamo a capire di chi sia la responsabilità del tutto. E come poter agire nei confronti di costruttore (che non ha mai risposto alle nostre lamentele) e comune.
Grazie Franco
Per Franco.
Ai sensi della legge 122/2005 dovevate pretendere, al momento del rogito, una fideiussione decennale.
Leggi questo nostro articolo.
http://www.coffeenews.it/una-polizza-assicurativa-decennale-a-salvaguardia-dellacquirente-di-una-casa.
Adesso il costruttore è stato probabilmente liquidato, e la vostra questione rischia di diventare annosa.
La vostra situazione comunque è anomala, in quanto, affermi ,che il costruito è conforme alle vigenti leggi.
Se è così e voi siete subentrati al costruttore (riteniamo che non siate i soli) riunitevi ed a maggioranza richiedete l’agibilità per le parti mancanti. in qualità di proprietari e condomini.
Amedeu e c.
Grazie Amedeu. Forse mi sono espresso male. Il costruito rispetta il progetto (fatto con DIA) depositato in comune. Il progetto depositato non è conforme ne’ al regolamento ASL, ne’ al regolamento di edilizia del comune, ne’ alla normativa antincendio.
Il costruttore è ancora in attività e l’immobiliare è ancora proprietaria di ca. il 25% del costruito.
Qualora fossimo noi a chiedere l’agibilità vuol dire che dovremmo anche mettere a norma tutto quello che non lo è? Corretto?
Ma in tutto questo, il comune o il direttore lavori non hanno alcuna responsabilità?
Grazie ancora
Per Franco.
Non avevi parlato di DIA.
Nella Dichiarazione di Inizio Attività, il progettista dichiara che il progetto è conforme alle vigenti normative, e se ne assume la paternità e responsabilità.
Leggi comunque questo nostro articolo che ti chiarirà meglio quanto sopra:
http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori
La questione assume un carattere diverso, in quanto il Comune dovrebbe partire con la denuncia agli Enti competenti.
Ti conviene trattare la questione con i tuo avvocato, in quanto, al momento, è difficilmente risolvibile.
Amedeu e c.
Salve, più di 20 anni fa mio padre fece restaurare un vecchio pollaio trasformandolo in una casa. Purtroppo la ditta fece due errori rispetto al disegno: una finestra più piccola e un muro spostato. Dopo la morte di mio padre ho dovuto seguire io la pratica e a tutt’oggi non ho ancora ottenuto l
abitabilità . Il geometra (responsabile del cantiere) continua a dire che deve fare una firma falsa perché il disegno non corrisponde alla realtà . È da 10 anni che telefono al geometra ma questi mi sta prendendo in giro. Cosa posso fare? Posso denunciarlo per non aver seguito i lavori? ( in effetti non si è mai fatto vedere sul cantiere) o per non essersi accorto dell’errore? Grazie, Lisa
Per Lisa.
Trascorsi 10 anni (ci domandiamo come una persona possa avere tanta pazienza), diventerebbe anacronistico insistere su di un tecnico che evidentemente non vuole fare una certa cosa.
Ti diamo un buon suggerimento: taglia i ponti con detto tecnico e rivolgiti da altro professionista abilitato che si assuma il compito di seguire la tua pratica e risolverla.
Fatti spiegare inizialmente quale sarà la sua impostazione per ottenere l’agibilità, e seguilo da vicino.
Amedeu e c.
Salve cortesemente mi serviva sapere una piccola info riguardo la mia abitazione:
Ho ultimato da più di tre mesi tutta la parte esterna dell’abitazione ovvero carpenteria,muratura esterna e,suddivisione interna dei locali nonchè impianto fognario,idraulico e elettrico..per quanto concerne le rifinizioni interne ad es.posa mattoni,intonaco interno e posa porte..è necessaria qualche autorizzazione particolare qualora volessi terminare i lavori interni da solo o con l’ausilio di due miei cari amici(rispettando ovviamente i sistemi di sicurezza ovvero quadro eletrico da cantiere,betoniera a norma e attrezzi a norma)?Eviterei così di rivolgermi di nuovo ad un altra impresa con spese nettamente superiori
qualora mi rispondeste ve ne sarei più che grato.
Per Giulio.
La risposta fa parte di un discorso più complesso riguardante i lavori in economia.
Per questo devi leggere attentamente questo nostro articolo.
http://www.coffeenews.it/edilizia-lavori-in-economia-o-per-conto-proprio.
Amdeu e c
salve, ho un permesso a costruire per un’immobile in un’area con vincolo paesaggistico. per il permesso mi ha dato parere favorevole, per l’autorizzazione paesaggistica, l’ente parco che gestisce l’area. adesso mi hanno detto che forse il mio permesso verrà annullato perchè il prg del comune non corrisponde con il ptc del parco che destina l’area come zona agricola. considerando che ho già costruito vorrei sapere cosa rischio. grazie in anticipo Franco.
Per Franco.
Se nell’ambito del territorio comunale esistono vincoli tipo quelli della Soprintendenza alle Belle Arti, zone di rispetto stradali, o enti di parco territoriale, sta al proprietario ottenere i relativi nulla osta prima di di iniziare ogni tipo di attività edilizia.
Il Comune può avere mancato nel non chiedertelo al momento della presentazione del progetto, ma poi in definitiva la “colpa” ricade sempre sul proprietario, progettista e direttore dei lavori.
Onestamente non sappiamo cosa consigliarti, in quanto non siamo a conoscenza di pratiche che abbiano avuto diverso trattamento (escludendo a priori gli abusivismi).
Amedeu e c.
Amedeu e c.
Il mio rustico in campagna è stato oggetto di un grave abuso edilizio: durante la mia assenza è stato costruito un muro alto 3 m lungo tutta la parete posteriore finestrata della casa a distanza di 50 cm da essa per sostenere un terrapieno artificiale con tanto di concessione edilizia. Io naturalmente ho citato in giudizio il costruttore nonchè proprietario del terreno/muro e dopo 5 anni è stata emessa sentenza a me favorevole con condanna dell’impresario all’arretramento del muro di 10 m (com prescrive il dm 1444/68 per le pareti finestrate). Non mi dilungo nel descrivere che questo arretramento provoca anche a terzi gravissimi danni, vorrei solo sapere: l’onere economico che ne deriva da chi deve essere sopportato, dall’impresario, dal progettista o dal comune che ha rilasciato la licenza che da me è stato subito avvisato ma che ha sempre detto che per loro andava tutto bene? Erano sicuri che una mia firma messa su un disegno (in cui non si capiva nulla) presentato per ottenere la licenza, consistesse in un mio assenso.
Grazie mille, Bruno
Per Bruno.
Relativamente al Comune, riteniamo, che pur potendo avere delle colpe di superficialità, data, però, la firma sul progetto, ed il fatto che i permessi di costruzione vengono sempre rilasciati “fatti salvi i diritti dei terzi”, in definitiva si possa attribuirgli il beneficio del dubbio.e non grandi colpe
Relativamente al costruttore ed al tecnico progettista e direttore dei lavori, il discorso è ben diverso, specie se tale muro è stato presentato con una DIA (Dichiarazione di Inizio Attività).
Amedeu e c.
salve amedeu, nel 2007 è stato rifatto il tetto di una casa in un piccolo centro storico sottoposto a vincolo paesaggistico. E’ stato presentato progetto al genio civile e dia al comune. L’immobile si trova in zona sismica 1 e 2. La committente, proprietaria dell’ultimo piano, pur non essendo proprietaria esclusiva del tetto, sottoscrive unilateralmente con il costruttore contratto di appalto. Il progettista e direttore dei lavori dichiara nei grafici al genio civile ed al comune un tetto diverso da quello reale, ma quello che avrebbe dovuto costruire. In fase di realizzazione accorgendosi del vincolo paesaggistico è tornato al tetto originario, non ha presentato varianti in corso d’opera, ma ha elevato il tetto di circa 50 cm. Le mie domande sono: 1) si può ravvisare abuso edilizio nella elevazione del tetto 2) ci sono responsabilità penali per la committente, per il progettista ed anche direttore dei lavori 3) possono aver ottenuto certificato di collaudo senza aver presentato varianti al progetto che non hanno più realizzato. Hanno mostrato un certificato di collaudo che però non risulta negli archivi del genio civile.
Grazie mille per la risposta
Per Gina.
Trattandosi di lavori effettuati in zona a vincolo paesaggistico, soggetti al parere della Soprintendenza, si può ravvisare un abuso edilizio.
Relativamente al certificato di collaudo, è il tecnico progettista e direttore dei lavori ad emetterlo per l’ottenimento dell’agibilità.
Comunque, prima di proseguire, leggi questo nostro articolo:
http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori
In esso non si parla di agibilità, che troverai in altro articolo (da cercare con il pulsante “cerca” in alto a destra della Home).
Quanto sopra dovrai leggerlo a puro titolo informativo: adesso, la migliore cosa da fare è quella di contattare il tuo tecnico, e cercare di chiarire la questione negli uffici preposti.
Amedeu e c.
Ciao a tutti, e ringrazio anticipatamente per l’aiuto che saprete darmi:
sono padre di un piccolo di 7 anni che mi ha riferito di soffrire il freddo nell’abitazione che la madre ha acquistato con mutuo in prov. di MS. la costruzione è stta resa agibile 5-6 anni fa e previo accordo fra progettista-direttore dei lavori e venditore (una sola persona) ed il committente (la madre di mio figlio) non è sttao eseguito lo scannafosso ne piano interrato. Ciò ha determi ato come comprensibile la presenza continua di umidità anche se in mancanza di macchie, la differenza di temperatura fra i piani superiori e detto piano interrato è percepibile e costante, non si può in sintesi restare in detto locale più di 10-15 minuti anche in estate perchè la temperatura e l’umidità sono percepibili adirittura vaporizza il fiato. In più il locale non è abitabile perche non rispetta le altezze e le aperture finestrate e ciò nonostante è stato arredato rendendolo abitabile e realizzando al suo interno il bagno la lavanderia ma soprattutto la sala giochi del bimbo ed è stato posizionato il computer. La difformità progettuale è evidente vale a dire l’edificio èp sttao collaudato e reso agibile con dichiarazione di conformità come da progetto che prevedeva l’esistenza di detto scannafosso, lo stesso imposto dalla normativa vigente e dal regolamento comunale per evidenti motivi di salubrità dell’ambiente stesso. Chiedo come devo comportarmi per evitare che il bambino frequenti detto lacale ma soprattutto in quatno rimasto nascoltato finora imporre la messa in sicurezza del locale stesso onde evitare che l’umidità e la bassa temperatura presente all’interno si espandano all’interno dell’intera abitazione o quantomeno al piano terreno che è collegato senza porte, attraverso una scala al piano interrato in oggetto. Ovviamente l’edificio è difforme dal punto di vista strutturale ed igienico sanitario oltre che presentare atti difformi da parte del cirettore dei lavori del collaudatore edel perito che ha eseguito la certificazione energetica.
Vorrei risolvere pacificamente il problema, senza dover segnalare l’abuso all eautorità ma pare che questa sia l’unica strada ormai percorribile. Chiedo a tutela del figlio minore che vive con la madre quali sono i passi che questo forum mi consiglia di percorrere. Nb svolgo la professione di Ing e per legge sono tenuto a comunicare ogni difformità che metta a rischio la salute ela sicurezza delle persone. A maggior ragione sono tenuto a farlo in quanto la persona più a rischio salute all’interno della costruzione è mio figlio. Vi ringrazio.
Per Alex.
Se la situazione è quella da te rappresentata, riteniamo che tu non abbia altra scelta che ricorrere alla segnalazione scritta, delle difformità riscontrate nella parte realizzata, rispetto a quella autorizzata dal Comune e dalla ASL.
Se ben abbiamo compreso, l’edificio (e quindi non stai parlando del solo piano interrato) non è conforme agli standard edilizio urbanistici di legge.
Questo ti mette in condizione di avanzare una richiesta di sopralluogo agli enti preposti chiedendo una verifica di quella parte di edificio che ti interessa.
Ti suggeriamo, però, di valutare bene la situazione dell’appartamento di tua moglie e tuo figlio, accertandoti, prima, che non abbiano fatto eseguire delle modifiche di loro iniziativa, tipo il collegamento diretto fra l’appartamento e il locale interrato, evitando magari una autodenuncia che non ti porterebbe alcun vantaggio.
Amedeu e c.
Gentile Amedeus vorrei il suo parere in merito al seguente quesito: sul PRG del mio comune si legge che “e’ prescritta per le costruzioni una distanza minima di 5 metri dal confine a meno di consenso da parte del vicino”. Domanda: cosa si intende per “consenso”? In che modo deve essere espresso? Grazie anticipate, Bruno.
Per Bruno.
E’ una dicitura anomala, in quanto, di regola, le distanze previste da uno strumento urbanistico non possono essere derogate.
Comunque, se il tuo Comune lo consente, significa che il vicino deve autorizzare, in forma scritta (Probabilmente registrata e trascritta – da verificare presso l’Ufficio Edilizia Privata del Comune) a costruire ad una distanza inferiore a quella consentita dal P.R.G.
Ciò, però, può comportare, che in futuro, nel caso che il vicino sopraelevi o ampli la sua casa, e tu non voglia rilasciargli il permesso, lo stesso deve tenersi alla distanza di 10 metri dalla tua costruzione.
Amedeu e c.
Gentile Amedeus vorrei un suo parere a riguardo di una situazione che mi sta accadendo, Sono un’impresa edile ed ho eseguito i lavori di ristrutturazione di un’immobile in cui i lavori consistevano nella demolizione delle volte a botte ed il loro rifacimento in c.a, oltre a vari lavori di muratura e intonaco, e pavimenti massetti ed altro a un certo punto è nato un contenzioso economico, motivo per cui sono stato costretto ad abbandonare i lavori. Premesso che il committente e un’ingegnere ed è progettista e direttore dei lavori mi contesta a distanza di anni delle difformità riguardando a parte dei vizi e difetti di poco conto quasi inutili la cosa più grave e che mi ritiene responsabile di alcune modifiche strutturali tipo il cambio di orditura del solaio comunque da lui richiesto ed ora negato e l’allargamento di un vano porta dove io non ho mai avuto progetti in mano, tale allargamento si doveva realizzare tramite un cerchiaggio in lame di ferro ma è stato fatto con pilastri in muratura portante e lame di ferro per architrave, sempre rispettando le sue indicazioni: vorrei sapere qual’è la mia responsabilità d’impresa in quanto non a conoscenza di grafici strutturali, e quanto e la responsabilità del tecnico e direttore dei lavori sempre presente in quanto anche committente, sia per quando riguardo il lato civile e sia il lato penale da entrambi le parti, e se lei mi consiglia di fare una denuncia all’ordine degli ingegneri per quanto e accaduto? grazie anticipatamente nino
Per Nino.
Leggi attentamente questo nostro articolo che pensiamo possa aiutarti
http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori
Comunque ti serve un avvocato che ti segua la causa, prendendo in esame il contratto ed il capitolato di appalto che regolava questo lavoro; anche perchè “rilevare delle difformità a distanza di anni” va ben valutato, in quanto può non essere regolare.
Vedi per esempio l’art 1667 del c.c di cui a questo nostro altro articolo
http://www.coffeenews.it/responsabilita-per-lavori-edili-successive-al-termine-dellappalto
Amedeu e c.
Buongiorno,
sono titolare di un appartamento in un condominio di 6 appartamenti.Una nuova acquirente di un appartamento del condominio, in occasione di una richiesta di progetto per effettuare una scala che porta dall’appartamento alla taverna, ha scoperto che il progetto del proprio appartamento e alcune parti comuni condominiali, sono difformi dal progetto depositato in comune trentanni fa.Avendo acquistato l’appartamento 11 mesi fa, sta chiedendo al venditore di pagare la sanatoria per regolarizzare la situazione e attraverso un geometra ha presentato un conto cospicuo.il proprietario non accetta di pagare tale cifra e si stanno parlando per avvocati.Il problema sta coinvolgendo tutti i proprietari degli appartamenti poichè il geometra sta chiedendo a tutti di firmare una dichiarazione di assunzione di impegno a sanare la situazione a tuttle le famiglie anche per le parti comuni.
Nessuno era a conoscenza di tali difformità e il costruttore se ne lava le mani.
A questo punto noi condomini non sappiamo come comportarci poichè è stato presentato un conto di sanatoria molto alto che nessuno vuole pagare, ma non sappiamo se il Costruttre ha delle responsabilità, anche penali, dopo 10 anni e se dobbiamo firmare tale assunzione di responsabilità.
Cosa potrebbe fare il geometra in caso non firmassero? Non potrebbero gestire la situazione tra venditore e acquirente senza coinvolgere gli altri?
Grazie per un gentile parere in merito.
Cordiali saluti.
Monica
Per Monica.
Ti diamo un consiglio: fatti rilasciare una copia della dichiarazione da firmare e poi falla vedere da un legale della tua zona.
Solamente dopo potrai prendere una decisione in merito.
Il geometra è costretto ad attendere che tu ti informi prima di apporre una firma
Amedeu e c.
salve. Cinque anni fa ho acquistato un appartamento in un piccolo condominio in costruzione, dotato, per l’accesso, di cancello scorrevole comandato a distanza. Ora è sorto il problema della messa in sicurezza di tale cancello con una grata metallica che ne impedisca la caduta a terra in caso di fuoriuscita accidentale dal binario. l’amministratore condominiale sostiene che le spese sono dovute dal condominio, mentre i condomini pensano che questa spesa debba essere affrontata dal costruttore dello stabile, il quale vi avrebbe già dovuto provvedere durante i lavori di costruzione. mi dite chi ha ragione? a chi tocca pagare?
Per Valeria.
A nostro parere tocca a voi, in quanto avete accettato (da circa 5 anni) un immobile con un cancello (visibile e funzionante anche se privo dei requisiti richiesti), per cui diventa difficile per voi applicare l’art 1669 del codicecivile (Responsabilità decennale) http://www.coffeenews.it/responsabilita-per-lavori-edili-successive-al-termine-dellappalto
Amedeu e c.
Salve, sono proprietaria di un appartamento sito al secondo piano e dopo quasi dieci anni ho riscontrato che l’altezza dell’interno misura 2.63m.
secondo la normativa vigente so che l’altezza minima sia di m2.70. come posso procedere contro il geometra nonchè costruttore dell’immobile? quali sono i miei diritti in quanto lesa da tale imbroglio?
ringraziandovi anticipatamente cordiali saluti.
Per Morena.
Potresti procedere per via legale contro il costruttore e contro il Direttore dei Lavori, però, non c’è certezza che ti venga riconosciuto l’art 1669 del codice civile http://www.coffeenews.it/responsabilita-per-lavori-edili-successive-al-termine-dellappalto (10 anni per intervenire), in quanto sarà oltremodo difficile dimostrare che non hai notato la differenza di altezza, in quanto i vani sono aperti, vivibili e misurabili.
In ogni caso ti servirebbe l’intervento di un tuo legale.
Vogliamo però parlarti (anche se non ci rientri del tutto), della possibilità di applicare la tolleranza del 2% prevista dall’art. 34 comma 2 ter della legge 70/2011 http://www.coffeenews.it/3-altre-novita-apportate-dalla-legge-106-2011-che-ha-approvato-il-dl-n%C2%B070-del-13-maggio-2011
Se in questi 10 anni un proprietario ha rinnovato i pavimenti della sua casa, l’altezza dei vani, in tale occasione, può essere stata ribassata di cm 5,4 (2,70×2%), per cui avresti avuto una altezza interna di mt 2,646, purtroppo maggiore a quella che hai: mt 2,630.
Evidentemente non è il tuo caso.
Amedeu e c.
Gentile Amedeu la ringrazio per la risposta alla mia domanda. Volevo chiederle un ultima cosa: secondo lei posso ottenere l’annullamento de lcontratto con i rispettivi danni a me causati? devo procedere per via penale o civile affinchè tale situazione si risolva il più presto possibile?
Grazie ancora per la sua disponibilità e gentilezza.
Per Morena.
Leggi attentamente la prima parte della nostra risposta.
Troverai le indicazioni che stai richiedendo adesso.
Amedeu e c.
Salve, nel 2001 ho comprato e ristrutturato un ristorante che ha la cucina sotto una terrazza sempre di mia proprietà con la canna fumaria che usciva a 3 metri dalla pavimentazione di quest’ultima a pochi metri dal corso principale e in mezzo a 2 abitazioni distanti 5 metri da ambo i lati ognuna..Il Comune dopo che è diventato borghi più belli vuole che modifichi questa canna fumaria e la porti al disopra dei tetti, lungo il perimetro del muro confinante e in conproprietà di terzi..Perchè il mio geometra non mi ha fatto mettere a norma anche questa situazione prima dell’inizio attività e quando ho modificato la cucina internamente..Ha sbagliato?. Grazie
Quali sono i tempi che un Comune deve rispettare nel verbalizzare l’abuso edilizio al momento che una persona lo commette? Dopo 3 anni è sempre regolare o lo deve fare prima? ( l’abuso è stato commesso nel corso principale e a 200 metri dal Comune).Quanto tempo deve dare ad una attività di ristorazione già avviata per risolvere un abuso edilizio commesso per colpa del tecnico responsabile.Deve verbalizzare e concedere 90 giorni di tempo prima della demolizione o può senza scrivere niente bloccarti l’attività per mesi con conseguenze patrimoniali disastrose.Grazie
Per Davide.
Non sappiamo come stiano le cose, comunque la segnalazione può essere avvenuta da un passante qualsiasi, da un vicino o da un Vigile Urbano.
Pensiamo tu debba adeguarti, in quanto, da come ci descrivi la situazione , la canna fumaria deve sempre “mimetizzarsi” con un edificio.
Amedeu e c.
Per Davide.
Una volta scoperto l’abusivo, lo stesso deve seguire l’iter burocratico normale, che comprende la parte civile e la parte penale.
Può essere decisa la demolizione, la messa in ripristino o la monetizzazione.
Le pratiche edilizie di abusivismo, di solito, fanno capo all’ufficio Legale annesso all’Urbanistica.
Dovresti parlare con i dirigenti e farti dare una copia della ordinanza che ti è stata notificata (se non ce l’hai ancora).
Sulla stessa sono richiamate le varie leggi cui la medesima fa riferimento.
Devi leggerla attentamente e poi ricercare gli articoli ed i commi su internet.
Scoprirai così come sta “viaggiando” la tua pratica.
Amedeu e c.
Grazie per avermi risposto, gentilissimo.Il fatto che sono vittima di uno sbaglio causato da incompetenza di altri e io ne subisco le conseguenze.La canna fumaria incriminata è sempre stata in mezzo alla terrazza per 25 anni con sempre sotto la cucina.Ma finchè c’era la vecchia gestione andava tutto bene, poi io dopo avere ristrutturato tutto il ristorante nel 2000-2001 e portando a norma tutto quello che non era a norma nella precedente gestione ( impianti e tutto). Ho aperto il locale ad aprile 2001, e ho passato un estate d’inferno in cucina ( sono chef) olio che colava e caldo insopportabile, fino a che a Novembre 2001 sono dovuto intervenire mettendo dei motori d’aspirazione e sostituendo la canna con un altra.Mi chiedo perchè il Comune mi ha dato il permesso di aprire l’attività e perchè nessuno mi ha detto che questa canna doveva essere messa a norma perchè non regolare..Non si poteva fare il lavoro prima?.Io ho pagato profumatamente Geometra e Comune. Comunque mi informerò al T.A.R e per vie legali. Grazie ancora per la disponibilità.
Ho trovato molte risposte interessanti che difficilmente si reperiscono
nei siti degli uffici preposti.
Ho un quesito da sottoporre.
In un condominio orizzontale, costituito da villette bifamigliari, l’amministratore
di condominio ha presentato il cambio di intestazione della concessione
che interessa parti private e comuni.
il cambio e’ stato effettuato con una delibera assembleare.
tramite opportuno esposto il comune ha segnalato che il cambio di intestazione
interessava le soli parti comuni.
a distanza di un anno l’amministratore di condominio ha nominato
nuovi professionisti, senza avere le dimissioni dei precedenti, per la chiusura
della pratica del cemento.
il collaudo delle opere e’ avvenuto anche sulle parti private senza alcuna
ispezione e presentando certificazioni anomale; come da perizia effettuata
da un tecnico.
e’ stato inviato un esposto all’ordine degli ingegneri e al comune.
e’ necessario coinvolgere anche la procura della repubblica?
l’ordine degli ingegneri e’ tenuto a rispondere?
grazie
Per Alessandro.
Se avete richiesto una risposta, l’ordine degli ingegneri dovrebbe rispondervi.
Comunque mandate una comunicazione (Raccomandata RR) anche al Genio Civile (ora Regione XX) chiedendo una verifica ed una risposta.
Dopo di che non vi resta altro che procedere con un legale e con un tecnico di vostra parte.
Amedeu e c.
Il geometra ha concluso l’iter della sanatoria di cui avevo dato l’incarico.
Ho bisogno di sapere (prima di pagare la sua parcella) quali documenti mi deve consegnare affinchè possa stare tranquillo che tutta la pratica di condono è andata a buon fine e non sono più necessari ulteriori adempimenti
di legge.
Grazie a chi può rispondermi.
Roberto
Per Roberto.
Certificazione tecnica di agibilità, documentazione di avvenuto accatastamento dell’immobile come si presenta attualmente, copia originale degli atti e dei documenti, dallo stesso presentati, firmati e timbrati dal Comune.
Amedeu e c.
In caso di cedimento della struttura di un fabbricato il collaudatore è responsabile civilmente per 10 anni, ma penalmente dopo quanti anni si prescrive il reato.
Per Raffaele.
Dovrebbe essere di tanti anni, pari a quanta è la massima pena prevista per il reato.
Amedeu e c.
Gentile Amedeu,
vorrei porti le seguenti questioni: in una richiesta di sanatoria chi sono i titolari ammissibili? Ovvero la sanatoria può essere richiesta solamente dal proprietario? Può eventualmente essere richiesta dal conduttore dei locali da sanare? o direttamente dal progettista qualora si ravveda di eventuali difformità commesse? Serve sempre la delega del proprietario?
Grazie Angelo
Per Angelo.
Può essere richiesta dal proprietario o da chi ne ha titolo, come per esempio il locatario o chi ne ha altro diritto reale.
L’autorizzazione del proprietario, per il Comune, diventa una questione fra privati, in quanto, ammesso che il locatario abbia eseguito un lavoro abusivo che il proprietario non desiderava essere fatto, anche se il primo ottiene la sanatoria, può sempre trovarsi in causa con il secondo (qualora questi non voglia nella propria casa la modifica effettuata abusivamente).
Da quanto sopra, è quindi evidente che occorre tale autorizzazione.
Amedeu e c.
Nel caso a cui mi riferisco il proprietario eseguì degli interventi di manutenzione straordinaria, delegando il conduttore alla presentazione della DIA. Il progettista non denunciò alcune opere interne, benchè ordinate dal proprietario (con atti che lo dimostrano). Ora il proprietario è defunto, e gli eredi chiedono conto al progettista e al conduttore, che vorrebbero eseguire la sanatoria a proprie spese (ottenibile secondo gli uff.tecnici comunali). La delega rilasciata dall’allora proprietario, benchè i lavori siano stati chiusi e l’agibilità ottenuta, avrebbe ancora validità nel caso di una richiesta di sanatoria – riferita alla medesima Dia – presentata dal locatario?
Per Angelo.
Pensiamo che il Comune ti chieda l’autorizzazione degli attuali proprietari.
La delega del vecchio proprietario può servire nel caso di una eventuale apertura di una causa giudiziale.
Amedeu e c.
salve scrivo da Pistoia per un parere il mio vicino che sta sotto di me a buttato giù senza nessun permesso ne da parte mia ne da parte degli enti preposti un muro portante in corrispondenza del mio bagno e della mia camera da letto procurandomi danni alle pareti e piastrelle lo stesso abuso si è ripetuto con il garage dove ha fatto un apertura abusiva senza nessun permesso premetto che il garage glie lo venduto io ed è ancora intestato a me cosa rischia se lo denuncio aspetto risposta grazie.
Per Alfio.
Rischia sanzioni civili e penali.
I muri portanti si demoliscono, a seguito di progetto regolarmente presentato in Comune, e che segua le disposizioni delle norme antisismiche.
Inoltre occorre un Direttore dei Lavori che segua tali operazioni e se ne assuma la responsabilità.
Amedeu e c.
gentile amedeu vorrei porle un quesito:
abito in una palazzina divisa, riguardo la proprietà, in due dal garage alla soffitta e avente in comune le scale interne e una corte pavimentata situata davanti alla palazzina. in tale corte è posta la linea fognaria comune che raccoglie i reflui e che si collega successivamente a quella pubblica. lungo la linea fognaria la mia abitazione accede con uno scarico proveniente dalla cucina e posto a valle degli altri scarichi dell’altro proprietario, e quindi più vicino al collegamento con la fogna pubblica.
in caso di rottura della linea fognaria, posta nel cortile di cui sopra, a monte dello scarico proveniente dalla mia abitazione, le spese di aggiustamento e ripristino spettano all’altro proprietario o competono ad entrambi ?
grazie
Per Franco.
La fognatura è comune ad entrambi, quindi, a meno che non abbiate le tabelle millesimali per la ripartizione delle spese per lavori di straordinaria manutenzione, l’aggiustamento della fogna, spetterà ad entrambi…. in parti uguali.
Amedeu e c.
salve amedeu
grazie per la risposta
non ci sono millesimali. cmq la linea fognaria posta nel cortile comune è lunga circa 20 metri ed io la utilizzo per circa 5 metri, per cui devo cmq partecipare alle spese in parti uguali ??!!
se la la rottura o eventuale intasamento con compromissione della fognatura è imputatato all’altro proprietario , le spese si pagano ugualmente assieme ?
Per Franco 1.
Parlando di una condotta fognaria “a comune”, che raccoglie le acque di due o più unità immobiliare, ogni intervento sulla stessa va liquidato in millesimi, o in mancanza delle tabelle, secondo una ripartizione condominiale.
Altro discorso è per il tratto di fognatura che va dall’appartamento alla tubazione a comune; questa è di competenza di ogni singolo proprietario.
Amedeu e c.
Salve!
Vorrei sapere a cosa va in contro un’impresa edile nel caso in cui il direttore dei lavori gli abbia comunicato verbalmente i suoi compiti ma che in realtà nella D.I.A. sono diversi? Quest’impresa ha svolto dei lavori in più e, come dire, che vanno molto al di là da ciò che è stato presentato al comune. Tutto questo però a sua insaputa, nel senso che non ha avuto la possibilità di leggere i documenti ma ha ricevuto le direttive a voce. Alla fine dei lavori ha scoperto che il direttore e i proprietari dell’immobile avevano fatto questo accordo a sua insaputa per evitare elevati costi, ora vorrei sapere, che responsabilità ha quest’impresa? cosa dovrebbe fare? tra l’altro a fine lavori ciò che risulta in più non è stato nemmeno pagata.
Aspetto una vostra risposta, grazie.
La tua domanda comporterebbe una risposta molto lunga, per cui ti invitiamo a leggere questo nostro articolo
http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori
e questo altro
http://www.coffeenews.it/direzione-lavori-comunicazione-di-fine-lavori-e-dichiarazione-di-conformita
Puoi inoltre trovare tutte le notizie che ti servono usando il pulsante “cerca” in alto a destra della Home (inserisci le parole chiave che desideri).
Amedeu e c.
Buongiorno Sig. Amedeu
Vorrei sottoporle questo quesito.
Ho presentato una D.I.A. corredeta di tutti i documenti necessari ed a norma di Legge, dovrei far iniziare i lavori dopo il trentesimo giorno della presentazione della pratica. Fatta la premessa la mia domanda è la seguente:
Per dare corso i lavori, devo obbigatoriamente aspettare il 31 giorno, oppure se il Comune accerta che la documentazione è regolare può emettere un provvedimento con il quale mi consente di dare corso ai lavori immediatamante senza aspettare i 30 giorni?
Per Andrea
A nostro giudizio, la DIA non è un provvedimento di carattere amministrativo come può esserlo il Permesso di Costruire.
Il Comune deve solo riscontrare la conformità di tale atto alle vigenti disposizioni di legge, dopo di che non interviene per impedire l’inizio e la prosecuzione dei lavori in essa contenuti.
Alla luce di quanto sopra, “la verifica” del Comune può avvenire anche il primo giorno di presentazione della DIA.
Con una dichiarazione di accertamento potrebbe essere superato il tempo di attesa dei 30 giorni.
Chiariamo che è una nostra visione soggettiva, e che, in verità, la legge dice ben altro, anche se le nuove disposizioni della SCIA e l’intenzione del Governo di facilitare la materia edilizia, porterebbero a pensare allo snellimento della burocrazia esistente (perché a nostro avviso questo è il problema)
Amedeu e c.
Grazie per la risposta.
buongiorno, ho un problema di questo genere: in qualità di committente ho affidato i lavori di ristrutturazione della mia casa a una ditta con regolare DIA al comune di Milano. Tuto questo è avvenuto nell’aprile 2009. nel dicembre dello stesso anno ho cominciato ad avere problemi con la ditta che mi ritardava i lavori nonostante i pagamenti puntuali del SAL. Dopo svariate promesse non mantenute dall’impresa, a Novembre 2010 sono stato costretto a mandare via l’impresa che aveva eseguito quasi tutti i lavori. Siccome lamentava dei pagamenti per lavori fatti male, infiltrazioni dal tetto nuovo e altro, sono stato costretto a mandar via l’impresa , fare una ATP in Tribunale, durata un anno e finire i lavori in economia. L’ATP mi ha dato ragione (con una parcella di 9 mila euro a mio carico)! Adesso che stanno scadendo i tre anni devo risolvere il problema della chiusura lavori e l’impresa originaria non vuole firmare e timbrare i lavori in variante che ha fatto e questo mi crea problemi perchè sui moduli del comune di milano per il fine lavori ci vuole anche la firma e il timbro dell’impresa che ha fatto i lavori. Posso sostituire l’impresa e far firmare ad altri lavori che non hanno fatto? Nelle varianti c’è il rifacimento di due solai per i quali avevo affidato l’incarico per i cementi armati all’architetto della prima impresa che ne è il socio di maggioranza. Lui non vuole più firmare nulla. Devo mandargli una raccomandata per sollevarlo dall’incarico e affidarlo ad un altro professionista abilitato?
Cosa devo fare? grazie anticipatamente
Per Paolo.
Ti sei messo in una situazione particolarmente difficile.
A parte il fatto che il “tuo tecnico” lo dovevi scegliere al di fuori dell’impresa che ti eseguiva i lavori, in quanto, non solo ti doveva seguire la direzione lavori, ma salvaguardare anche la tua posizione dal punto di vista amministrativo e della contabilità del lavoro.
A parte tutto ciò, il ricorso all’Accertamento Tecnico Preventivo giudiziale, ti ha comportato il pagamento di notevoli spese ed infine è un procedimento essenzialmente di natura cautelare, la cui corsa ha una fine indicata.
Adesso è logico, che sia l’impresa che il tecnico cerchino di ostacolarti in tutte le maniere.
Ti possiamo solo suggerire di sceglierti un buon legale e chiamare in giudizio il costruttore ed il tecnico, rispettivamente per risarcimento danni, eliminazione vizi e mancato controllo professionale (?) nell’esecuzione di lavori edili importanti, nonchè chiusura dei lavori ai fini dell’ottenimento dell’agibilità.
Amedeu e c.
gentilissimo amedeu, forse non mi ero spiegato molto bene. La DL l’avevo scelta io e non c’entra niente con l’impresa. Con la Direzione lavori non ho nulla lei ha cercato di salvaguardare i miei interessi tanto che a un certo punto mi ha detto di non pagare il sal perchè alcuni lavori non erano stati completati e altri fatti male. Da qui l’indispettimento dell’impresa il cui amministratore essendo anche un architetto era stato da me nominato strutturista dei cementi armati per una variante eseguita di cui ho il collaudo.
Comunque sto tornando adesso dal Comune assieme alla DL e ci hanno detto di presentare le pratiche prima che scada la DIA specificando bene i motivi per cui non ci sono le firme e i timbri dell’impresa e allegando la documentazione del tribunale (richiesta ATP, e risultanze solleciti del mio avvocato ad adempiere ai doveri dell’impresa etc)
Dopodiche decideranno per il fine lavori
Tu che ne pensi? Ti ringrazio tantissimo della tua consulenza così tempestiva. Ho speso tanti soldi, ho passato tre anni della mia vita, assieme alla mia famiglia, a fare traslochi per i ritardi dell’impresa e ancora non ne esco fuori. Nel frattempo capirai come la serenità e l’armonia familiare vacillano tremendamente.
grazie ancora e aspetto, se possibile, ancora un tuo parere.
comunque ti aggiornerò
grazie, paolo
Per Paolo.
Ci sembra che tu abbia scelto una ottima via.
Auguri.
Amedeu e c.
mia suocera è stata condannata con un decreto ingiuntivo dal tribunale di COSENZA per dei lavori oltre il contratto
fatto con un foglio excell (chiamato computo metrico firmato solo dall’avvocato che vanta il credito dove non esiste
NESSUNA FIRMA NE DEL DIRETTORE DEI LAVORI NE DELL’IMPRESA APPALTATRICE E NE DAL COMMITTENTE
e dico che nessun collaudo di agibilita e stato fatto dall’ingegnere stesso
Saluti
Ermesrtre
Per Ermestre.
Hai letto attentamente la legge a cui ti riferisci.
Forse stai parlando di un’altra cosa.
Amedeu e c
Un mio amico ha effettuato dei lavori di ristrutturazione. In corso d’opera, a sua insaputa, il direttore dei lavori ha effettuato una modifica a quanto previsto dal progetto, ponendo la caldaia (a pellet) in un locale non previsto (ovvero trasferendo la caldaia dalle cantine sottostanti, dove il progetto prevedeva, in un locale esterno all’abitazione oggetto di lavori, in una struttura che richiederebbe dei lavori di consolidamento – oltretutto, dopo i lavori, con le prime piogge, il locale caldaia si è riempito d’acqua: il tetto non era isolato…oltre a non essere sufficientemente solido!!).
Il mio amico ha protestato (vi sono delle mail a conferma), ma gli è stato risposto di non preoccuparsi e che la variazione è stata migliorativa…
Il direttore dei lavori è andato avanti nei lavori non comunicando nulla al comune. Adesso che i lavori sono terminati e il direttore dovrebbe procedere con la chiusura, non vuole effettuare alcuna comunicazione al comune sulla variazione di progetto (asserisce che non sia necessaria).
A fronte dell’insistenza del committente, il direttore dei lavori gli ha chiesto di firmare una dichiarazione (per il comune) in cui il committente afferma che la canna fumaria (che è stata posta esternamente al nuovo locale caldaia) esisteva prima dei lavori. Il committente si è rifiutato.
Cosa può fare questo mio amico per sbloccare la situazione? Oltretutto, avrebbe bisogno di avviare dei lavori alla struttura dove è stata posta la caldaia, ma non può farlo se la situazione non si sblocca.
Grazie
Claudio
Per Claudio.
Lo spostamento della caldaia gli ha comportato anche una variante all’impianto di riscaldamento, (forse con maggiori spese di impianto) ed inoltre è da considerarsi anche se la ditta di impiantistica gli rilascerà o meno la certificazione di regolare esecuzione.
A parte ciò il committente, per lettera scritta, può chiedere al direttore dei lavori l’adeguamento delle planimetrie, compreso quelle catastali, idispensabili per l’agibilità, e conformirtà a quanto realizzato.
http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori
Con la variazione di ubicazione della caldaia, il tecnico sarà costretto a modificare le piante dell’accampionamento catastale esistente.
Insomma, il tuo amico ha tutte le armi in mano per esigere una veloce ultimazione dei lavori richiedendolo per scritto, al direttore dei lavori
Amedeu e c.
Per Alessia.
Se vuoi una risposta alla tua domanda, per corretteza, devi riformulare la domanda inserendo la email.
Grazie.
Amedeu e c.
Salve,
volevo chiederle se, per costruire un “casotto” in muratura di pietrame a secco senza cementificazione alla base nel mio terreno, occorre un qualche permesso.
Grazie in anticipo
Per Michela
Una casotto completamente in muratura a secco non necessita di alcuna autorizzazione.
La difficoltà sarà nel realizzarlo, in quanto arrivata alla copertura, rischi che crolli il tutto.
Amedeu em c.
SALVE
SONO STATE EFFETTUATE 5 VILLE CONFINANTI CON PARTICELLE DEL COMUNE CHE SONO STATE RECINTATE E IL MURO DI CINTA DELLE VILLETTE RICHIUDE ANCHE LA PARTICELLA COMUNALE (QUINDI E DIVENTATO PRIVATO) .
DA QUALCHE GIORNO O EFFETTUATO UNA VISURA CATASTALE E RISULTANO ANCORA DI PROPRIETA DEL COMUNE .
COSA RISCHIA IL DIRETTORE DEI LAVORI CHE A DELIBERATO LA CHIUSURA DEI LAVORI TUTTO OK?
E RESPONSABILITA DEI VIGILI A NON VIGILARE SULLA PROPRIETA COMUNALE ?
DISTINTI SALUTI
Salve,
Nel mio appartamento sono stati realizzati dei lavori di ristrutturazione che prevedevano
l’abbattimento di alcuni tramezzi con conseguente cambio di metratura dei vari locali dell’abitazione
( cucina , bagno, disimpegno-sala ). Il tutto è stato eseguito presentando regolare DIA.
Purtroppo, al momento della rilavazione delle dimensioni degli infissi e quindi delle
metrature necessarie per il calcolo del rapporto illuminotecnico è stato, involontariamnete, commesso un errore
di qualche centimetro di cui ci siamo resi conto solo nel momento in cui sono state rilevate le misure per eseguire l’acatastamento.
In pratica calcolando con le misure giuste il rapporto risulta essere dello 0.091 rispetto allo 0.10 richiesto
dalle disposizioni comunali. La situazione rientrerebbe nei parametri mettendo una porta tra la sala e il disimpegno
(al momento costituiscono ambiente unico ). Come ci si deve comportare in una situazione di questo genere?
Non essendo ancora stati chiusi i lavori, si deve presentare una variante in corso d’opera specificando le reali dimensioni dei punti luce e il rapporto illuminotecnico corretto?
grazie mille
Per Carmine.
I terreni di proprietà degli Enti Pubblici, quali Stato, Regioni, Province e Comuni, sono inalienabili e non possono essere usucapiti dai privati.
Per cui il terreno che avete recintato è sempre di proprietà del Comune.
Anzi, rischiata che vi sia contestata la recinzione in quanto eseguita su suolo altrui.
Amedeu e c.
Per Giovanni.
Per le finestrature non puoi applicare la tolleranza del 2% prevista dal DL 70/2011, per cui, se non hai ancora chiuso i lavori, ed hai la soluzione a portata di mano, devi presentare una varianti alla DIA (non in corso d’opera, in quanto di regola non sono ammesse: solo una variante, che dovrebbe prevedere la sospensione dei lavori, caso che per te non costituirebbe un problema).
Amedeu e c.
Salve.I miei suoceri hanno fatto una permuta con una ditta di costruzioni. Ad un anno dall’atto di compravendita la ditta, qualche mese prima di iniziare i lavori, comunica via legale ai miei suoceri che non intende iniziare i lavori per un errore del progetto e sempre la ditta chiede ai miei suoceri il rimborso delle spese sostenute. a questo punto mi chiedo se è stato l’ingegnere che effettivamente ha commesso l’ errore nel progetto a chi tocca sborsare i soldi che chiede la ditta all’ingegnere o ai miei suoceri? Grazie anche solo per il parere che vorrete esprimere!
Per Modesto.
Ma di quale errore si tratta?
E perchè non possono iniziare i lavori?
Come facciamo a risponderti se non chiarisci.
Amedeu e c.
gentilissimo Amadeu.
Un mio vicino ha costruito una casa ad una distanza inferiore a quella prescritta per la zona (trattasi di un loto di terreno con due lati adiacenti due strade : una di lottizzazione ed una strada provinciale nel perimetro edificato). Su un lato ha tenuto la prescritta distanza di ml. 7,50 mentre sull’altro ha tenuto una distanza di ml. 5,00 invece dei prescritti ml. 7,50.Sono andata all’Ufficio Tecnico del Comune ed ho verificato insieme al Responsabile del Servizio Tecnico che sullo stesso era evidenziata la distanza di ml. 5,00. Il dirigente dell’U.T.C. ed il direttore dei lavori, mi hanno risposto che la cosa ” è scappata “. Su quel lotto di terreno dovevo costruire due villette a schiera ma non ho potuto in quanto la distanza di ml. 7,50 non lo permetteva e quindi ho desistito ( avevo chiesto all’Ufficio Tecnico che distanze dovevo tenere e mi è stato risposto per iscitto che le distanze dovevano essere di ml. 5,00 dal confine di proprietà e ml. 7,50 dalla sede stradale. Ora la costruzione è finita, i proprietari hanno presentato in Comune la denuncia di fine lavori e la richiesta di agibilità. Naturalmente il dirigente responsabile ha lasciato trascorrere il silenzio assenso. Ho chiesto al dirigente come mai tutto tace. Risposta : se non ho una denuncia scritta io non inizio il procedimento di verifica (ma non è lui che deve controllare).Come posso procedere? Grazie
Per Alessia.
Scusa, ma non sei molto chiara.
Nella prima parte della domanda dici che la distanza deve essere di mt 7,50 dai confini, (salvo la misura errata dei 5 metri) e poi nella seconda parte affermi che per scritto ti hanno citato le distanze di mt 5 dai confini e m t7,50 dalla strada.
Ciò che conta è lo scritto e non le parole.
Da quello che dici nella seconda parte della domanda, sembra, che in definitiva, le costruzioni rispettino i 5 metri.
Se non è così, chiarisci meglio, non con una lunga lettera, ma sinteticamente e in maniera precisa.
Amedeu e c.
Chiedo scusa:
il lotto di terreno in oggetto su due lati confina con altri lotti di terreno e su due lati con strade ( è un lotto ad angolo ).
La distanza dai confini dei lotti di terreno di ml. 5,00 è stata rispettata, mentre la distanza dalle sedi stradali di ml. 7,50 è stata rispettata solo da una parte e non dall’altra che è stata di ml. 5,00.
Spero di essere stata chiara. Grazie
Per Alessia.
Se non hanno rispettato interamente le distanze previste dagli strumenti urbanistici e vuoi proseguire nella tua azione, devi scrivere una lettera raccomandata A R (meglio ancora sarebbe l’utilizzo del PEC – Posta Elettronica Certificata , cui è facile iscriversi gratuitamente sul sito del governo http://www.governo.it/Presidenza/PEC/procedimenti_amministrativi.html), indirizzata ai dirigenti degli Uffici preposti (metti loro nome e cognome bnell’indirizzo della lettera) e nella quale denunci tale carenza, chiedi che vengano prese le iniziative del caso ed inoltre e pretendi di essere informata della cosa, per scritto.
Amedeu e c.
salve, da una convenzione di lottizzazione approvata devono essere costruiti 2 condomini, tra i 2 verrà poi fatto un parco molto grande. il primo è stato ultimato ed e abitato, ma in quell ex cantiere alle spalle del condominio, molto ampio dove sarà fatto sto parco, continuano a scaricare con camion rifiuti che provengono da chissa dove, mentre nell altro cantiere a 50- 60 metri di distanza, dove ancora lavorano, generano rifiuti ma poi vengono altri camion da chissa dove a scaricare plastiche a cui danno fuoco e altri materiali di cui non conosco la pericolosità. i 2 cantieri sono indipendenti uno dall altro e distanti 50 metri, proprio perche il parco nel mezzo sarà grande. La storia va avanti da 2 anni, cosa si può fare, chi bisogna chiamare? i vigili fanno finta di niente, quale ente ha il potere di intervenire?
Per Giorgio.
Il cittadino si arrende immediatamente di fronte all’inerzia di un pubblico dipendente, quando esiste un sistema collaudato per farlo intervenire immediatamente.
Tramite una raccomandata AR (meglio ancora tramite la PEC – Posta Elettronica Certificata: https://www.postacertificata.gov.it/home/index.dot ed alla quale tutti si possono iscrivere gratuitamente) si chiede l’intervento immediato dei Vigili Urbani, del Comune e della ASL di zona, per motivi di Igiene Pubblica. La lettera si indirizza al Comandamte dei VVUU al dirigente comunale e della ASL, mettendo sempre nome e cognome.
Si chiede il loro immediato intervento e si pretende una risposta scritta.
La lettera deve essere sintetica e non prolissa, evidenziando lo stato di fatto ed il pericolo (anche per la pubblica incolumità se è un’area aperta).
Interverranno al più presto.
Amedeu e c.
Buongiorno,
ho appena acquistato un appartamento che ha un camino abusivo. E’ li da 20 anni e nessuno ha mai detto niente, ma ora che devo ristrutturare casa temo che possano sorgere problemi. Specifico che nella planimetria catastale, è stata segnata e registrata, in modo approssimativo, la sporgenza del camino all’esterno del muro, sul terrazzo. Immagino, però, che questo non basti a sanare l’abuso.
Vorrei sapere:che tipo di responsabilità ho io, in quanto nuova proprietaria di casa con abuso? che responsabilità ha il tecnico che dovesse fare la ristrutturazione? per regolarizzare la cosa devo buttare giù il camino?
grazie
Per Cla.
Stai parlando della canna fumaria di un camino e che corre esternamente alla casa?
Se è così, in passato, difficilmente veniva rappresentata sulle planimetrie catastali.
Fra l’altro, il catasto non è probatorio, per cui ciò che conta è il permesso comunale.
Trattandosi di cosa, a nostro giudizio irrilevante e esistente da più di 20 anni, il vostro tecnico potrebbbe solamente inserirla, a seguito di ristrutturazione, nella variazione della planimetria cartastale.
Amedeu e c.
Ho costruito una casa a Vita(TP) con contributi dello stato per il terremoto del 1968 nel belice,ho dato in appalto la costruzione ad una ditta cooperativa che mi ha terminato la casa e da me pagato ma non ha pagato i contributi inps finali e non posso avere i soldi finali del contributo,il debito mio verso inps e di circa euro 1000 ma la ditta aveva altri lavori e il debito e di circa euro 20.000,00 ,inps non accetta da parte mia il versamento della mia quota la vuole tutta intera e io non sono in grado di pagare.
La società e stata messa ferma e non ha capitale sociale e non so cosa fare mi potete dare dei consigli come fare? sono un modesto cittadino che non aveva guai ed ora i miei debitori mi persequitano e i soldi sono al comune .
Cosa fare?
Per Filippo.
Sono situazioni simili che purtroppo si ripetono spesso, anche se con alcune varianti.
L’unico sistema, visto che la ditta è ferma (fallita o in amministrazione controllata?), per venirne a capo è quello di mettersi nelle mani di un buon legale, che prenda contatto con l’INPS e contemporaneamente studi il sistema di rivalersi contro eventuali crediti che la ditta deve ancora percepire da altri.
Il legale può ricercare anche possibili corresponsabilità di altri che hanno collaborato all’appalto.
Amedeu e c.
Buonasera,
spero di essere il piu’ sintetico possibile nel racconto della mia storia.
Il 01 Marzo 2012 ho affittato un appartamento ubicato nel centro di Palermo da adibire ad uso affittacamere.
Un paio di settimane fa’ ci siamo accorti che c’e una difformita’ fra la pianta planimetrica che mi è stata consegnata dal locatore all’atto della stipula del contratto e la pianta catastale ufficiale depositata al catasto.
In buona sostanza nel contratto stipulato risulta che il locatore come da pianta mi affitta un 7 vani mentre al catasto risulta un’appartamento di 12 vani.
Nel frattempo i lavori di ristrutturazione sono gia’ iniziati ed ho gia’ speso piu’ di EURO 16,0000,00.
Il locatore scoperta questa difformita’ mi ha confessato che dalla planimetria consegnatami ha fatto sparire tramite fotocopia 3 vani dello stesso appartamento.
Cerco di spiegarmi meglio: l’appartamento risulta effettivamente di 7 vani ma fral’altro c’è una porta dal vano scala (credo abusiva) dove si accede in questi 3 vani frazionati dai 7 di fatto ma non ufficialmente.
La mia perplessita’ riguarda il fatto che l’attivita’ di affittacamere è soggetta a delle autorizzazioni da parte della provincia e da parte dell’ufficiale igienico sanitario; fra l’altro è venuta meno la fiducia nei confronti del locatore.
Sono molto confuso sul da farsi; gradirei, se possibile, un VS suggerimento.
Per Girolamo.
Ci sono delle incongruenze.
Se l’appartamento era di 12 vani, meno i 7 a te affittati, ne dovevano restare 5 e non 3.
Ma a parte ciò, se il ti ha affittato 7 vani di una unità immobiliare, identificandoli con una descrizione dettagliata o con una planimetria, non vediamo come tu possa aspirare ad avere anche i restanti 5, che il locatore si è tenuto di sua spettanza.
Devi comunque leggere attentamente il contratto stipulato e vedere se dal medesimo emerge qualche indizio, frase o altro, che possa accollarti anche l’affitto dei 5 rimanenti vani, oltre a quelli convenuti.
Il catasto può riportare una planimetria completa di 12 vani, ma non è detto che un affitto, specie per una attività come la tua, non possa riguardare una parte dell’intera unità immobiliare (specie se questi vani mancanti sono separati dagli altri).
Comunque, per avere un parere definitivo porta tutta la documentazione che hai da un legale della tua zona e vedi se può aiutarti a risolvere il tutto.
Amedeu e c.
salve vorrei sapere se è regolare fare un riempimento con materiale inerte di risulta da demolizioni edili in un terreno agricolo sottoposto alla strada di circa 2 metri e innalzandolo di oltre 1 metro e 50 centimetri al di sopra della strada aumentando il livello attuale di oltre 3 metri la ringrazio in anticipo per la Sua preziosa gentilezza cordiali saluti
Per Luigi.
No, il materiale di risulta da demolizioni edili va portato alle apposite discariche controllate e non può essere adibito ad altri usi, se non dopo il trattamento che gli faranno in appositi impianti (Si paga a portarlo e si paga nuovamente per prelevare il materiale lavorato).
Amedeu e c.
salve vorrei sapere che tipo di trattamento viene fatto dato che il materiale arriva come demolito senza alcun tipo di frantumazione e solo sopra gli hanno sparso un po di quello frantumato ( trattasi per ora di un’area di oltre 1000 mq ma destinata ad allargarla) e poi riguardo alle quote di innalzamento è normale farlo arrivando ad 1.5 mt. oltre il livello strada e volevo inoltre sapere a chi segnalare dato che sia l’amministrazione comunale i vigili e il 112 non se ne fregano perchè è una persona di grande conoscenza dicendomi che ha l’autorizzazione? La ringrazio ancora e Cordiali saluti
Per Luigi.
Il materiale dovrebbe arrivare omogeneo dalle stazioni di frantumazione, o perlomeno omogeneo nelle differenti pezzature usate.
Relativamente alla quota di mt 1,50 sopra il livello stradale, dovrebbe essere il Comune, ed esattamente l’ufficio Strade (se è un Comune grande), oppure l’Ufficio Tecnico comunale.
Per i nuovi lavori, molti Enti pubblici compilano e danno alla ditta o al proprietario, un “Verbale di quote e punti fissi”, nel quale sono stabilite le partenze o gli arrivi (come in questo tuo caso) di determinate opere riferite a dei punti fissi circostanti (Ciglio strada, marciapiedi di una casa ecc).
In mancanza di tale verbale, per assurdo, un costruttore potrebbe costruire un intero piano in più di una casa e poi ricoprire la zona circostante fino a farlo diventare interrato o seminterrato, aumentando cosi’, notevolmente, il volume della stessa, in quanto l’altezza, per il calcolo del volume, viene presa dal piano marciapiedi al sotto gronda.
Lo stesso discorso vale per un piazzale.
Senza l’assegnazione di quote e punti fissi, il costruttore potrebbe rialzare il piano di alcuni metri con stravolgimento di una intera zona.
Quindi ritorna in Comune e parlla con il dirigente dell’ufficio Tecnico e pretendi l’assegnazione di tali quote.
Amedeu e c.
Salve, avrei bisogno di quache chiarimento da parte Vostra:
Ho presentato in data 02.03.2012 in qualità di progettista e Direttore dei lavori una SCIA per opere di manutenzione straordinaria per la realizzazione di un abbaino in copertura.
Tale manufatto nel Regolamento Edilizio era previsto con una larghezza massima di 1,60 filo esterno muri.
Nella SCIA ho purtroppo erroneamente indicato la quota mt 1.60 filo interno muri e successivamente ad un esposto del 17.04.2012 dopo che i lavori erano iniziati da 7 giorni è stato accertato che l’impresa ha realizzato l’abbaino con una larghezza filo esterno di 1,85.
Ovviamento sono sin d’ora disponibile al ripristino del manufatto ed alla presentazione di una nuova SCIA………ma la domanda è: incorrerò a denuncia penale per una differenza di 20 cm di un piccolo manufatto che in meno di due giorni si può ripristinare???
Fino ad aggi errori di questo genere non me ne sono mai capitati e questo avvenimento mi angoscia!
Saluti
Enrico
Per Enrico.
L’esposto è del vicino?
In questo caso il Comune dovrebbe intervenire, (anche se trattasi di cosa piccola), per non incorrere nella omissione di atti di ufficio.
Devi contattare i tecnici degli uffici comunali interessati (Edilizia Privata ed – Abusivismo?) e chiarire con loro la questione, facendo presente che trattasi di un errore involontario e che sei disposto (eventualmente) a ripristinare il tutto.
Pensiamo sia la cosa più logica da fare, anche perchè saprai come stanno procedendo dopo l’esposto ricevuto.
Amedeu e c.
Buongiorno, e terminata da poco la ristrutturazione della mia prima casa,al fine della correttezza della ditta e del progettista nei confronti del proprietario, quali documenti mi devono essere consegnati a fine lavori? Grazie
Per Salvatore.
Le più importanti sono:
certificato di agibilità della casa, copia della dichiarazione presentata per la iscrizione in catasto, certificazione di corretta esecuzione di tutti gli impianti in base alla legge vigente, certificato di collaudo delle strutture e che attesta che il tutto è stato realizzato secondo il progetto depositato, certificazioni relative a quei lavori per i quali possono essere richieste le detrazioni fiscali.
Amedeu e c.
Salve a tutti, non sono del mestiere e mi piacerebbe avere qualche notizia in merito alla situazione che sto vivendo. Circa quasi due anni fa ho presentato una dia per realizzazione di un giardino d’inverno avente tre lati in vetro e uno in muratura prospicente su spazio di isolamento. La dia è stata esistata con esito positivo e delle prescrizioni relative alla produzione di durc e altra documentazione che naturalmente è stata evasa. DOpo un m ese da inizio lavori si presenta una squadra di polizia municipale che fa un sopralluogo e obiezioni relative all’altezza del muro (3,5 mt). Viene convocato il progettista e dopo aver esaminato tutti i progetti ( tra cui anche approvazione genio civile) si constata che l’altezza del muro è confome a quanto approvato sia con dia che dal genio civile e quindi tutto ok. DOpo il fine lavori e quindi dopo quasi un anno da tale data viene fatto un altro sopralluogo da urbanistica genio vicile e polizia municipale, per il genio è tutto ok per la polizia municipale anche per l’urbanistica no..a seguito di denuncia di terzi mi viene comunicato un annullamento in aututela della dia in quanto il muro di 3,5 metri non poteva essere realizzato in quanto necessitava di concessione edilizia e quindi mi si minaccia anche la possibilità c di poter incorrere in processo penale. Mi domando e dico come sia possibile tutto questo, se io mi rivolgo ad un professionista e questo ipoteticamente sbaglia io che ne posso sapere?? Se la dia viene esaminata con esito positivo e prescrizioni ch e quindi fanno presupporre un esame del progetto da parte dell’ingegnere del comune come si può rimangiare tutto e annullare il tutto senza problemi, e la buona fede del committente?? e l’affidamento del terzo??Onestamente a me del muro di 3.5 metri non me ne fregava niente ma se il progettista lo prevede così io non sono del mestiere e quindi non entro nel merito o sindaco il suo operato, non ne ho la competenza.
Grazie a chiunque possa chiarirmi un attimo la confusione che ho in mente e soprattutto la rabbia.
buonaserata
Per Aspro.
La DIA o Dichiarazione di Inizio Attività http://www.coffeenews.it/dia-e-abusi-edilizi-le-responsabilita-penali-del-progettista-e-del-direttore-dei-lavori non investe direttamente il Comune, se non per il fatto del controllo; comunque la responsabilità rimane del progettista e del proprietario o avente titolo.
Nel tuo caso c’è stato un via vai di tecnici e polizia municipale, per cui, a nostro avviso, vi può essere effettivamente una scorrettezza da parte degli Enti interessati.
Per tale motivo, sarebbe opportuno che ti consigliassi con un legale della tua zona, portandogli tutta la documentazione che hai e rifacendogli la storia dall’inizio.
Amedeu e c.
Il Sopralluogo con i vigili è già avvenuto ed hanno capito che si è trattato di un mero errore involontario.
Ovviamente ho già informato che l’abbaino sarà ripristinato secondo le modalità previste nel RUE.
Il problema è che da quanto ho capito dai vigili anche se avviene il ripristino come prevedo….il Comune provvederà comunque alla denuncia alla procura della repubblica in quanto è variata la sagoma planivolumetrica di 20 cm…..e pertanto si configura la nuova costruzione.
Essere denunciato per un abuso che in un giorno si ripristina e con una SCIA ancora in corso e per quale non è stata data ne la fine lavori ne tantomento il Certificato di conformità edilizia è alquanto sorprende.
Spero di riuscire a parlare con i tecnici.
Per Enrico.
Ti auguriamo di risolvere nel migliore dei modi la tua questione.
Amedeu e c.
mi scusi per l’incompletezza della mia domana di ieri ma si è trattato di un intervento mediante CIAL articolo 6. Grazie nuovamente.
Per Salvatore.
Si, ma la prossima, per correttezza, volta inserisci la tua e mail.
L’anonimato è sempre una cosa spregevole.
Amedeu e c.
Salve Amedeu,
Volevo chiederti, ho fatto la richiesta in comune di un box, in fianco a casa, mi rispondono che per loro non è un problema ma è nella fascia di rispetto(20mt)strada provinciale, e che chiederanno alla provincia un parere, (il box dista come da progetto 8mt, dalla strada,e ho allegato anche un foglio che nel eventuale espropiazione,ero disposto a rimettere tutto come prima) dopo 28gg mi risp ,parere NEGATIVO, li chiamo per chiedere spiegazioni, e mi tagliano corto dicendo per noi il parere è negativo,xo’ se il comune vuole ti lascia un nulla osta. (ora il comune mi dice che non si prende questa responsabilita).
cosa fare?
Per Mauro.
Non devi prenderla come una ingiustizia, in quanto è un modo comune di procedere.
Nelle fasce di rispetto stradali, di corsi d’acqua o cimiteriali, indicate nella cartografia di PRG, oppure derivanti da una legge, non può avvenire alcuna costruzione, sia essa nuova o in ampliamento di quelle esistenti.
Talvolta qualche Comune deroga a tale principio, demandando (per esempio alle Province come nel tuo caso) all’Ente interessato, la domanda per ottenere il nulla osta necessario.
E’ una prassi scorretta, in quanto in tali fasce non è ammessa alcuna edificazione.
Amedeu e c.
Salve voglio esporre il mio problema e ringrazio in anticipo per la risposta:
sono comproprietaria di un immobile, ma tramite avvocati siamo arrivati ad una transazione scritta, ma in attesa che si sottoscriva l’atto la controparte attualmente comproprietari hanno modificato un ingresso magazzino da finestra a ingresso per auto e me sono accorta soltanto adesso, in quanto non potendomi recarmi sul luogo prima, essendo fuori luogo dell’immobile immobile. Secondo lei cosa posso fare per tutelarmi da ciò ed escludermi da tale abusivismo commesso dai comproprietari e farlo riportare come era inizialmente prima della modifica.
Per Antonella.
Dovresti scrivere al Comune e segnalare l’abusivismo effettuato dai vicini, escludendo un tuo coinvolgimento.
Però, data la transezione che hai, sarebbe opportuno, prima di intraprendere detta via, che tu consultassi il tuo avvocato.
Amedeu e c.
A me è capitato che, malgrado il divieto, nel permesso di costrire, di fare modifiche nel cortile, sogetto a senritù di passaggio a favore di tutti gli abitanti del mio cortile; Malgrado le precise disposizioni del c.c.di modificare la servitù passiva; malgrado le disposizioni del regolamento edilizio e del piano regolatore del mio comune che vietano espressamente di fare nuove recinzioni nei cortili adibiti a passagio;Malgrado le disposizioni del DPR 380/2001 circa l’esecuzione di opere contro il permesso di costruire e dei regolamenti edilizi, e ancora malgrado le mie ben motivate opposizioni, i tecnici del mio comune, hanno consentito, anzi caldeggiato la costruzione di una recinzione. Io per difendere i miei diritti ho dovuto agire con una costosa azione giudiziaria, che vedo concludersi a mio sfavore, perchè il CTU nella sua perizia conclude che il comune non ha violato alcun diritto di terzi.
Chiedo: non è mafia questa?
Angelo
Per Angelo.
Non conosciamo esattamente come stia tutta la situazione che ci racconti.
Possiamo solo dirti che tutte le autorizzazioni comunali, dal Permesso di Costruire alla DIA, sono rilasciate o eseguite “fatti salvi i diritti dei terzi”.
Questo, in quanto i Comuni non sono tenuti ad entrare, per legge, in questioni fra privati.
Potrebbe spiegarsi in tale modo l’andamento finale della tua causa.
Amedeu e c
Grazie ,amedeu per la tua risposta, ma volevo chiederti,
se costruisco ugualmente i box i n muratura cosa mi succede?
mi han detto che se il box è completo di tetto, e con un punto (tra acqua ,luce e gas) non possono demolirmo, ma darmi una multa circa 1000euro e condonarlo, è VERO?
Per Mauro.
Non ci risulta.
Comunque, per toglierti ogni dubbio, recati presso l’ufficio Edilizia Privata di un Comune vicino e formula tale domanda; poi attendi la risposta.
Amedeu e c.
Ringrazio per la pronta risposta, che tutto sommato è quello che mi sento ripetere da tutti, e anche il CTU conclude la sua discutibile relazione con questa frase; Ma come si fa a dichiarare salvo i diritti di terzi, se quello che hanno combinato i tecnici è solo una violazione cosciente dei diritti di terzi?
Il permesso di costruire ( punto 10 delle condizioni e prescrizioni particolari)” è stato rilasciato sotto riserva dei diritti di terzi e nell’intesa che non legittima alcuna opera che sia in contrasto con le norme delle leggi o dei regolamenti”
Quindi il comune pone le condizioni per fare la ristrutturazione della casa e poi gli permette di fare quello che leggi e regolamenti vietano di fare.
Al punto 5 del permesso di costruire si legge:”Qualora i lavori non siano stati ultimati nel termine sopraindicato, il concessionario dovrà presentare istanza diretta ad ottenere un nuovo permesso per le opere ancora da eseguire, salvo che le stesse non rientrino tra quelle realizzabili mediante denuncia di inizio attività, ai sensi dell’art 22 del DPR 380/ 2001 e successive mod. ed integr.” E io leggo che all’art 22 non sono eseguibili con DIA opere che siano in contrasto con il permesso di costruire (punto 10) e violano il regolamento edilizio e il piano regolatore. Se poi prendiamo in considerazione anche il comma 6 dell’art 23 il dirigente del Comune dovrebbe deninciare il fatto all’autorità giudiziaria e all’ordine di appartenenza del tecnico, e respingere la DIA.
Purtroppo io ho dovuto fare una guerra tra poveri lasciando i tecnici del comune nelle loro comode posizioni….. salvo i diritti di terzi!!!!!
La mia considerazione è che il comune ha violato i propri doveri , i miei diritti e anche la buona fede degli altri cittadini convenuti nella mia causa civile.
Vorrei chiedervi : posso io fare impunemente una denuncia di reato contro questi tecnici del comune che secondo me hanno voluto violare coscientemente leggi e regolamenti?
Grazie della vostra sicura risposta, della quale mi servirò certamente:
Angelo
Per Angelo.
Il punto 10 “è stato rilasciato sotto riserva del diritto dei terzi” conferma quanto da noi detto.
Per gli altri punti, visto che la tua questione si protrae da molto tempo, e noi non siamo a conoscenza di tutti quanti gli incartamenti, dovresti consultare il tuo legale di fiducia.
Amedeu e c.
Salve, vorrei, se possibile, un’informazione: molti anni fa ho acquistato da una mia parente 1000 metri di un terreno agricolo adiacente al paese. Poichè la venditrice aveva “vincolato” (non so se è il termine giusto!) i metri cubi del suddetto terreno per costruirsi un immobile, vorrei capire se, nel momento in cui viene rifatto il piano regolatore, i vincoli dacadono…..cioè: se il terreno dovesse diventare edificabile, potrò costruire? o il vincolo rimane a vita? Spero di essere stata chiara e…vi ringrazio.
Per Antonella.
Dobbiamo comprendere una cosa: il terreno era agricolo, quindi il tuo parente avrà vincolato il poco volume consentito per le zone agricole (0,03 mc/mq).
Quindi se il nuovo Piano Regolatore ti muta la destinazione di zona rendendolo edificabile, male che ti vada, ti defalcheranno quei 30 mc che sono una inezia.
Probabilmente, però, non avverrà neppure questo.
Amedeu e c.
Salve volevo un chiarimento!..Il mio vicino sta costruendo un solaio(secondo piano) sopra a una casa gia preesistente dal 2000 circa..Sono andato al comune e praticamente hanno detto che ha un progetto rilasciato nel 2010 per sopra elevare, visto che rientra con la cubatura…Ma il genio civile ancora non ha dato il si..Ieri ha iniziato i lavori..li puo continuare oppure posso chiamare chi di competenza per bloccare? grz..
Per Francesco.
Prima di fare questo passo, accertati che il tecnico progettista della casa del vicino, non abbia già depositato la pratica antisismica (e del C.A.?) al Genio Civile (Ora Regione XX).
Amedeu e c.
Buon giorno
Vorrei sapere oltre al mio comune di Rimini , a chi mi posso rivolgere per risolvere una difficoltà edile ,e avere una spiegazione valida alle mie domande, senza riccorrere persone che non si vogliono assumere delle responsabilità .
Ma soprattuto a eseguire i lavori edili senza trucchi e inganni evitando di incorrere a penali .
Grazie
Mirco
Per Mirco.
Da un tecnico professionista abilitato, serio e preparato.
Amedeu e c.
salve sono simone..
nel costruire una casa mi sono acccorto l’errore di quota iniziale a 60 cm più bassa dalla quota assolluta!! avendo io un direttore lavori e una ditta appaltatrice come posso procede in tal caso?
grazie
Per Simone.
Che dirti?
E’ un errore grossolano, se il Comune ti ha rilasciato un verbale di quote e punti fissi da seguire.
Se no, e se sul progetto presentato non compare alcuna quota di riferimento, e la casa ti aggrada come è venuta, fai finta di nulla.
Altrimenti sei costretto ad aprire un contenzioso con il Direttore dei Lavori e con la ditta e (scusa una piccola battuta), non sarà poi possibile rialzare la casa con un cric da auto.
Quindi, nel primo caso, dovrai chiedere i danni tramite un legale.
Amede ue c.
Grazie per avermi risposto. Siete stati chiarissimi e gentilissimi. Grazie ancora. Antonella:
Per Gioia.
Se desideri una risposta, riformula la tua domanda, e, per correttezza, inserisci la tua email.
Amedeu e c.
Salve, se possibile, vorrei un chiarimento: nel 1985, avendo un terreno adiacente alla palazzina in cui abito, ho fatto una permuta con un costruttore che, purtroppo, mi ha convinto ad impegnare ( o vincolare?) i metri cubi disponibili sulla mia terrazza per aumentare quelli della nuova costruzione ( la sua costruzione!!!). Spesso mi chiedo: ma se succedesse che nel mio paese fosse rifatto il piano regolatore e la mia zona rientrasse nel piano, la situazione della mia terrazza potrebbe mai tornare a quella di un tempo??? All’epoca avrei potuto costruire ancora due piani e dunque mi rendo conto dell’errore fatto! Situazioni come queste si sbloccano mai??? (Tengo a precisare che io con quel “giochetto” del costruttore non ci ho guadagnato niente!) Se vorrete e potrete rispondervi, vi ringrazio anticipatamente.
Per Egidio.
Dipende molto dal modo di gestire l’urbanistica da parte dei Comuni.
Se il vostro Comune marca e gestisce le costruzioni autorizzate, le demolizioni, gli spostamenti di volume ecc..(di solido segnati su apposite mappe), difficilmente potrete riavere il volume ceduto.
Altrimenti, con un nuovo PRG, di solito, si azzera tutto.
Amedeu e c.
Salve mi chiamo alberto ed ho un problema con la mia casa acquistata nel 2008. Pur avendo l’abitabilità mi sono reso conto che l’altezza di casa corrisponde a metri 2,60.
Vorrei sapere se posso citare la ditta che ha costruito e come si calcola il danno che mi hanno arrecato.
Grazie
Per Alberto.
E’ un danno non indifferente, in quanto il minimo di altezza consentito dal DM 5/7/1975 per i vani abitabili e di mt 2,70.
Quindi, se tu dovessi vendere tale appartamento avresti un requisito non conforme e , di regola, non potresti venderlo come civile abitazione.
Non puoi applicare l’art 1667 del codice civile, in quanto è trascorso troppo tempo, ed inoltre l’altezza non era nascosta, bensì misurabile.
http://www.coffeenews.it/responsabilita-per-lavori-edili-successive-al-termine-dellappalto
Devi rivolgerti da un legale della tua zona per cercare una possibile soluzione.
Amedeu e c.
Buonasera, rieccomi,
la mia domanda è questa: ho appena acquistato casa con il mio compagno; al primo piano è già completa, salone con a/c – camera- bagno mentre ho anche un 2° piano è accatastata come soffitta, ma è molto grande (40 mq) e molto vivibile come altezza… e mi piacerebbe fare 2 camere e un bagno…
Se non faccio la SCIA, e mi venissero a fare un controllo, a cosa vado in contro? Solo penale o solo civile? O entrambi?
Quanto “costa” la scia?
Non so bene come comportarmi su questa situazione, ho 22 anni ed è la nostra prima casa.
Grazie molte
Per Gioia.
Leggi questo nostro articolo
http://www.coffeenews.it/edifici-di-civile-abitazione-parametri-e-standards-edilizio-urbanistici-da-rispettare
Se la soffitta non rispetta tali parametri di legge, di regola non puoi trasformarla in locali di civile abitazione, se non facendolo “abusivamente”.
Una SCIA, e non è il tuo caso in quanto c’è un cambio di destinazione d’uso oltre ad altri fattori, risulterebbe illegittima ed un tecnico troverebbe delle difficoltà a seguirti.
In caso di controllo, purtroppo esiste la parte civile, ma anche il penale.
Amedeu e c.
Buongiorno a tutti!
Ho comprato un abitazione singola circa due anni fa, ho ristrutturato l’abitazione con tutti i permessi necessari, ora vorrei sistemare l’ingresso, al momento esiste un muretto senza fondazioni, che confina con una strada che passa sul mio terreno come servitù di passaggio del mio vicino, ma parte del muro è venuto giù, e poi vorrei spostare il cancello, che invece si trova sulla mia strada, anch’esso ha le colonne pericolanti, dove andrei a rifare il muro.
Volevo sapere è necessario fare qualche domanda, e se si meglio quale, scia o dia?
Grazie per l’attenzione cordiali saluti
Per Antonio.
Per spostare il cancello devi presentare almeno una DIA.
Amedeu e c.
salve a tutti. ho acquistato un piccolo appartamento di ringhiera con wc sul balcone. vorrei far costruire un piccolo bagno interno, ma mi è stato detto che occorre che dentro il bagno ci sia lo spazio per far girare la carrozzina per handicap (legge 13 del 1989); ho letto la legge che parla di edifici da ristrutturare, non singole unità. cosa ne dite? grazie mille
Per Sisso.
Vedi il DM 14/6/89 art 7 comma 7.5.
Non è detto che la carrozzina debba girarci, se trattasi di un appartamento nato con criteri diversi e non puoi cambiare l’ordine dei vani spendendo cifre esorbitanti, per cui puoi appellarti all’accessibilità.
Vedi i nostri articoli in merito.
http://www.coffeenews.it/dm-14061989-n-236-prescrizioni-tecniche-per-il-superamento-e-leliminazione-delle-barriere-architettoniche
http://www.coffeenews.it/wc-per-disabili-da-realizzare-in-alloggi-privati-regole-essenziali-e-riflessioni
Amedeu e c.
volevo chiederle questo:sono proprietario di un terreno in provincia di Lecce sottoposto a vincolo paesaggistico. Per la recinzione di tale terreno, il mio tecnico mi ha detto che obbligatoriamente questa deve essere fatta con un muro a secco, almeno per la parte che è propsicente alla strada provinciale, questo perchè appunto il terreno è sottoposto al vincolo in parola. Ho accertato che per l’esecuzione dell’opera con muro a secco, dovrò affrontare una spesa molto maggiore rispetto a quella realizzata con i classici mattoni in tufo. Le chiedo se esiste un modo per poter recintare con muro in tufo e magari rivestendone una parte con pietra, senza incorrere nell’illecito. Grazie anticipatamente
Per Marco.
Devi informarti presso l’ufficio Urbanistica del Comune da cosa deriva tale imposizione.
Forse da una prescrizione della Sovrintendenza alle Belle Arti, che vuole salvaguardare l’ambiente circostante rendendolo omogeneo.
Devi sapere ciò, quindi puoi portare (prima di presentarle ufficialmente) a far vedere (eventualmente anche alla Sovrintendenza) una o più soluzioni diverse, che possano integrarsi con tali prescrizioni.
Amedeu e c.
Seppur dopo diversi solleciti verbali a regolarizzare la situazione, cioè denunciare la fine dei lavori di costruzione di un annesso rustico e il conseguente accatastamento, nulla è stato fatto dal progettista e direttore dei lavori. Ora sono arrivati gli accertamenti dell’agenzia del territorio e le conseguenti sanzioni. Qual’è la responsabilità del tecnico progettista?
Grazie.
Per Claudio.
I solleciti verbali non puoi dimostrarli; dovevi scrivere.
Adesso il responsabile principale è il proprietario (ai fini catastali), in quanto ,difficilmente, entreranno in merito dei rapporti fra te ed i tuoi tecnici, trattandosi fra l’altro di questioni private (regolate quindi dal diritto privato).
Amedeu e c.
Semplice, chiaro, definitivo!
Grazie.
Sono attuale proprietaria di un immobile per il quale il vecchio proprietario,che aveva commesso un piccolo abuso edilizio, aveva anche presentato regolare domanda di condono in sanatoria, versando una parte dei diritti richiesti dal Comune.A chi spetta pagare il saldo, ora, per avere definitivamente il condono?
Grazie anticipato per l’attenzione..
Per Elsa.
Spetterebbe al vecchio proprietario, che ha commesso l’abuso e non ha finito di pagare.
Speriamo tu sia fortunata nel farlo pagare.
Altrimenti dovrai pensarci tu.
Amedeu e c.
cosa rischio ad allargare unm tterrazzino in legno annj fa avevo il progetto sapprovato ma ho lasciiato decadere tutto rispondimipresto grazi
Per Rosa.
In legno? Spiegati meglio?
Struttura portante? E’ a sbalzo? Da sul cortile? E’ precario?
Se puoi mandaci una foto tramite il pulsante “Invio Allegati”, in alto del sito.
Amedeu e c.
salve,le spiego in poche parole il mio problema,ho acquistato una casa di vecchia costruzione tramite agenzia immobiliare.Dal momento che ho concluso tuttto.preliminare piu rogito…(i venditori e agenzia dichiarano che l’immobile nn aveva nessun tipo di problema).ho portato sul posto un costruttore,per farmi fare un preventivo è ha scoperto che planimetria consegnatomi dall’agenzia nn è conforme allo stato di fatto.
Le chiedevo in questo caso come devo agire?
grazie
Per Giulio.
Stando alle nuove regole, potresti impugnare l’atto e renderlo nullo, con restituzione del denaro.
Ti conviene, però, cercare di chiarire la situazione con un tecnico professionista abilitato (Ingegnere, geometra, architetto) che eseguendo il dovuto sopralluogo, saprà indirizzarti sulla strada da seguire, e che può essere meno drastica dell’impugnativa del contratto.
Amedeu e c.
Ho un problema da risolvere e non so a chi rivolgermi per avere delucidazioni….in una casetta di mia proprieta’ abusivamente ho creato una stanzetta…avevo giusto finito di completarla solo con i mattoni che mi e’ arrivata la denuncia dalla vicina di casa.Dopo l’arrivo dell’ufficio tecnico del comune per verificare l’abuso mi e’ stato detto che dovevo demolire !questo succedeva ad agosto 2011 entro dicembre faccio la demolizione e presento al comune la domanda che ho ottemperato a cio’ che mi era stato ordinato in attesa dell’arrivo dei vigili urbani che vengono a visionare l’esecuzione presento domanda di progetto per la stanza alla soprintendenza(premesso che abito in un centro storico)….ebbene dopo mie continue richieste a vigili urbani e all’ufficio tecnico a marzo(nel frattempo ha scritto pure la procura della repubblica per sapere dal comune la situazione)cmq come dicevo a marzo viene il vigile urbano a fare il sopralluogo scatta foto e manda la relazione alla procura come richiesto.Circa un mese fa mi scrive la soprintendenza per avere chiarezza sulla situazione della casa….scrive anche all’ufficio tecnico.Ebbene vado ad informarmi con l’ufficio tecnico del comune se ha risposto e loro mi dicono che il vigile urbano che ha fatto il sopralluogo si rifiuta di rispondergli per l’ottemperanza malgrado gli avvertimenti scritti visto che loro non stanno potendo chiudere il fascicolo del mio caso con la procura.A esplicita domanda il vigile continua a dire che lui non deve comunicare niente all’ufficio tecnico ma solo alla procura della rep:…A questo punto invio una lettera al comando dei vigili urbani chiedendo che la soprintendenza vuole sapere la risposta all’ottemperanza per approvarmi il progetto….ma ancora non ho ottenuto risposta scritta….il vigile continua a rifiutarsi di scrivere..E? normale questo??Il vigile urbano puo’ rifiutarsi di dare una risposta all’ufficio tecnico o a me perche’ non e’ di sua competenza?se e’ cosi chi mi deve dare a me una risposta?Se cortesemente mi date un chiarimento ve ne sarei grata!A me sembra che sta facendo omissione di atti di ufficio e ostruzionismo…devo denunciarlo?e a chi???attendo una sua risposta grazie anticipatamente
PS. La stanza che ho creato è nella terrazza.
Grazie
Per Elsa.
La tua lunga lettera ha diversi punti che non ci sono chiari: per esempio, una volta che sono venuti i vigili urbani e i tecnici comunali, a seguito dell’esposto della vicina, hanno aperto una pratica di abusivo, informando sia il Sindaco che la pretura per la parte penale?
Se si, la pratica deve seguire il suo iter naturale, che comprende due vie: una, la eventuale demolizione proposta dall’Ufficio Tecnico comunale, oppure la monetizzazione (che però ci sembra non riguardi il tuo caso); la seconda è la via penale e poichè hai commesso un abuso contrario alle vigenti leggi, devi avere un avvocato e difenderti davanti al pretore.
Il vigile urbano che tu citi, probabilmente ha scritto il suo rapporto firmandolo e spedendolo alle autorità suddette, così come dovrebbe avere fatto l’Ufficio Tecnico del Comune.
Qualora non sia stata seguita detta prassi, potrebbe esserci una omissione di atti d’ufficio.
D’altro canto, sia il vigile urbano, che il tecnico del sopralluogo (dovrebbero agire congiuntamente, ma in alcuni Comuni viene affidato tutto al Comando Vigili Urbani, che poi informa anche l’Ufficio Tecnico) non saranno in grado di darti le informazioni che desideri, in quanto la pratica dovrebbe essere, adesso, nelle mani dell’ufficio (Contenzioso) legale del Comune, presso il quale dovresti rivolgerti.
Stiamo dandoti delle informazioni (si dice “al buio”), in quanto non sappiamo se stai scrivendo da un Comune grande o piccolo, dove nel secondo caso la procedura diventa più familiare.
Per risolvere tutti questi dubbi, scrivi una lettera raccomandata RR al Dirigente dell’Ufficio Urbanistica comunale (metti il suo nome e cognome), e chiedi di essere informata per scritto, circa lo stato di fatto della tua pratica.
Data la materia, che è difficile ed attrigata, cerca di essere breve e concisa, senza entrare in particolari, ma citando solo il sopralluogo e l’oggetto, e poichè non hai ricevuto più notizie in merito, chiedi di essere aggiornata.
Amedeu e c.
Salve avrei un quesito.
Per una pratica DIA da realizzare ho verificato che catastalmente l’immobile al piano terra di un edificio risulta sempre essere stato C1 sin dal 1987 ma che nell’agibilità dell’immobile, risalente al 1959, risulta invece diviso in due parti distinte una cat. magazzino e l’altra ufficio. Dovendo fare un frazionamento con cambio di destinazione di una delle nuove unità da C1 ad A10 dichiaro il falso indicandolo allo stato attuale come C1?
E’ possibile che siano state fatte modifiche solo al catasto e non al comune?
Per Giovacchino.
Tutto è possibile, e tu puoi verificarlo con una verifica incrociata al Catasto ed in Comune.
Dovresti risolvere il tutto.
Caso mai, per essere tranquillo, anzichè rischiare di dichiarare il falso, nella relazione tecnica della DIA, spiega tale situazione, concludendo che sei arrivato alla conclusione, che la validità di quanto dichiarato è dimostrata dall’ultima data (cioè 1989) che ritieni più attendibile di quelle precedenti.
Amedeu e c.
buongiorno
anni addietro il confinante mi ha autorizzato ad una costruzione sul limite limitando l’atto d’obbligo all’altezza di mt 3,50.
Ora avrei necessità di sopaelevare ma lo stesso non è disponibile ad un nuovo atto d’obbligo da presentare in Comune in uno al progetto.
Mi chiedevo: posso costruire ugualmente ritenendo l’indicazione dell’altezza nell’atto originario come non vincolante, non avendo intenzione di aprire alcuna finestra sul limite ???
Grazie della risposta.
Per Giuseppe.
L’autorizzazione (Atto di obbligazione; ma registrato? Se no, trattasi di una semplice autorizzazione in un foglio di carta comune) è comunque stata ritenuta valida per la prima costruzione.
Adesso, dato che il tuo Comune accetta tali deroghe alle distanze urbanistiche (Non sarebbe regolamentare, come più volte spiegato nei nostri articoli), hai bisogno di una nuova autorizzazione del vicino.
Amedeu e c.
Grazie per la risposta,chiarisco alcuni punti.Il mio è un piccolo paese.Avendo ricevuto l’intimazione alla demolizione della struttura abusiva da parte dell’ufficio tecnico,io ho ottemperato nei tempi previsti dandone comunicazione scritta all’ufficio tecnico.L’ufficio tecnico da parte sua ha richiesto al vigile urbano designato,che nel contempo ha ricevuto da parte della procura della repubblica di controllare questo stato di cose,se realmente avevo ottemperato alla demolizione dell’abuso.Il vigile urbano in questione(che non è lo stesso che ha rilevato,insieme al tecnico comunale,l’abuso)ci ha detto che risponde solo alla procura e non all’ufficio tecnico.E’ possibile ciò?Può il vigile urbano non rispondere all’ufficio tecnico che ha fatto più volte la richiesta? E inoltre avendo io scritto personalmente al comando dei vigili urbani,una settimana fa ,chiedendo notizie scritte,passati i 20 0 30 giorni (non so esattamente) senza ricevere risposta, non commettono omissione di atti d’ufficio?Grazie anticipate per l’attesissima risposta.
Per Elsa.
Nella precedente nostra lettera ti abbiamo spiegato il caos che esiste in tale materia.
Oggi, fra l’altro, abbiamo fatto anche un nuovo articolo sull’argomento “abusivismo”.
Il vigile urbano può scrivere solo alla procura. Ma lo faccia!
Per quanto riguarda i rapporti fra 2 uffici facenti parte di uno stesso Comune, è difficile poterci “entrare in mezzo”, in quanto, per principio, i vigili urbani sono anche un corpo di “polizia” municipale e direttamente responsabili per certe loro mansioni.
Normalmente tale prassi viene superata con una semplice collaborazione fra i due uffici.
Che dirti?
Prova a parlare con il sindaco.
Amedeu e c.