Il sistema di fare la calce negli anni cinquanta

Il sistema di fare la calce negli anni cinquanta.

Stiamo parlando non di secoli fa, ma degli anni successivi alla seconda guerra mondiale, e precisamente fino a tutto il 1960.

E’ importante questo articolo, per conoscere la storia dei nostri edifici, e della loro composizione strutturale fino a tale epoca.

Non era ancora stata importato in Italia il metodo della calce ventilata preconfezionata in sacchi, e la calce che si adoperava in quel periodo era ricavata dalla pietra calcarea o dal marmo, con un procedimento che si perdeva nel tempo.

Da chiarire che in Italia il cemento armato, sia pur conosciuto, era poco adoperato e gli edifici venivano realizzati in muratura di pietra e calce.

Pietra calcarea

La pietra calcarea ricca di carbonato di calcio, una volta estratta dalla cava in ciottoli volumetrici eterogenei, da 10/12 cm di diametro, veniva poi passata in fornaci  di piccola e media portata, realizzate in muratura, con bocche di fuoco poste nella parte sottostante o lateralmente in basso.

Fornace da calce

Sotto possiamo vedere una sezione di una tipica fornace a calce

5 Sezione vecchia fornace 1  

Tali forni necessitavano di una quantità non indifferente di legna, ma i boschi erano sempre stati abbondanti e curati in Italia, ed inoltre non si doveva usare legname grosso ma,  invece, legni di piccole dimensioni, quindi rami di alberi e similari; questo per ottenere temperature più elevate.

Il fuoco una volta acceso nella parte bassa della fornace doveva essere continuamente rifornito di legna per raggiungere e mantenere una temperatura costante di 1000° C.

Le pietre calcaree venivano poste nella fornace nel sistema che si può notare nella immagine soprastante.

Cottura della pietra calcarea

La cottura della pietra calcarea durava approssimativamente una settimana e chi alimentava la legna doveva stare attento che la temperatura si mantenesse sempre a livello costante.

Il processo di cottura portava alla liberazione dell’anidride carbonica ed alla formazione di ossido di calcio.

Il raffreddamento del calcare così trattato doveva avvenire in maniera graduale.

La pietra cotta diventava molto più leggera (Circa il 70% della originaria) ed assumeva un colore bianco beige ma non uniforme.

Questa era la materia prima che i proprietari delle fornaci da calce rifornivano alle ditte che stavano ricostruendo il nostro Paese semidistrutto dalla guerra.

Adesso passiamo a vedere un processo del quale difficilmente si parla ma chi lo ha vissuto può raccontarlo in prima persona.

1 Insieme madia e fossa grassello 1   

Nel cantiere edile veniva scavata una fossa rettangolare nel terreno, delle dimensioni di circa mt 3,00×2,00 e della profondità di mt 1,00/1,20 circa.

Fossa del Grassello

Questa era la fossa del “Grassello”

Cassa di spegnimento

Le ditte avevano tutte una attrezzatura costruita in legno, denominata cassa di spegnimento (In alcune regioni veniva chiamata “Madia”).

2 Madia 1  

Come potete vedere dalla immagine assonometrica soprastante, la madia era di forma trapezoidale, con la base piccola rivolta verso la fossa aperta e contenete una griglia formata da ferri posti verticalmente che dovevano servire da filtro per le impurità e per aiutare l’operatore o manovale, a far defluire meglio il grassello verso la fossa.

I sassi calcarei portati dalla fornace venivano depositati nella madia e poi bagnati a pioggia ottenendo quello che si chiama lo “Spegnimento”.

2 bis Pietra calcarea cotta nella madia 1  

L’acqua innescava una violenta reazione producendo la frantumazione dei sassi calcarei  e la loro trasformazione in “grassello” che era una calce spenta pastosa e di colore bianco; contemporaneamente si sviluppava un forte calore (Superiore ai 100°C) dovuto all’effetto della idratazione.

Calce Spenta o grassello

Era avvenuta la trasformazione chimica di ossido in idrossido di calcio.

Il manovale addetto alla fossa della calce doveva, aiutandosi con una pala o badile, spingere il grassello attraverso la griglia di ferro e verso la fossa scavata in terra.

3 Il sistema di fare la calce negli anni cinquanta p  

Il grassello si depositava nella fossa e veniva conservato in essa; prelevato al momento del bisogno, per essere impastato con la sabbia e formare la malta di calce.

Questo sistema ormai superato dai moderni macchinari tecnologici,  aveva naturalmente degli aspetti negativi:

Inconvenienti

La fossa costituiva un pericolo costante in cantiere e il grassello o calce spenta  potevano procurare ustioni e non era raro che causassero la morte di chi incidentalmente vi cadeva.

4 Grassello nella fossa 1  

La malta così ricavata veniva usata per costruire i muri, ma anche per intonacare le pareti, e non era raro un fenomeno chiamato in gergo edile “sbullettatura” e che avveniva allorchè  nel grassello rimanevano piccoli sassi di calcare non ben spenti, i quali, una volta impastati e passati sulle pareti con l’intonaco, a distanza di tempo si aprivano ( “Scoppiavano”)  lasciando nelle pareti numerosi segni che assomigliavano a tracce di chiodi piantati e poi tolti.

Comunque, da ricordare, che grazie alle fornaci a calce e legna ed al grassello, venne ricostruita gran parte della nostra Italia.

Fate dei commenti e chiedete spiegazioni sulla vostra casa ed accessori, vi risponderemo

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di Amedeu

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