In Italia ritorna la cicogna.

È tempo di cicogna, in Italia. In senso metaforico.  Secondo una ricerca Istat, in Italia da oltre un anno si sta assistendo ad una progressiva crescita della natalità, dopo trent’anni di denatalità. Un fenomeno legato soprattutto all’aumento delle mamme straniere, ma non solo.

 

"Anche le italiane hanno fortemente posticipato l’esperienza del parto e finalmente si sentono pronte", spiega Sabrina Prati, responsabile delle statistiche sulle nascite dell’Istat, a margine della presentazione del Porgetto Euro-Peristat, coordinato in Italia dall’ospedale Bambino Gesù di Roma. Dopo il baby boom alla metà degli anni ’60 "i neonati si sono via via ridotti, fino ad arrivare al minimo storico del 1995, quando abbiamo toccato una media di 1,19 figli per donna, la più bassa mai registrata in assenza di guerre o calamità. Oggi il dato è di 1,36 figli per donna, ma solo con due a testa si arriva alla quota necessaria per assicurare a un Paese la stabilità da un punto di vista demografico", ha sottolineato la studiosa.
Non va poi trascurato, conclude la Prati, l’enigma delle italiane non più giovanissime, che dopo anni di studio e carriera arrivano alla soglia dei 40 anni senza aver partorito: in ogni caso l’Italia, per i suoi dati sulla natalità, è un caso di studio in Europa, fino a poco tempo fa insieme a Grecia e Spagna. Oggi invece sono i Paesi dell’Est a dover fronteggiare, insieme al nostro, la latitanza della cicogna".

 

di Amedeu

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