Terremoto. Perchè non seguire l’esempio del Giappone e della California?

Sappiamo che la nostra Penisola si trova in una particolare posizione geografica, “grazie” alla quale è  situata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica ed è sottoposta a forti spinte compressive.

Osservando la pianta sottostante, si evidenzia immediatamente la linea nera scura che attraversa l’Italia intera, e che costituisce appunto la linea di demarcazione fra le due zolle continentali.
 
 
La penisola è quindi interamente interessata, ad eccezione della Sardegna, dallo spostamento continuo ed inarrestabile di due masse enormi che si comprimono nei punti del loro incontro.
 
Nel passato, i Geologi hanno studiato a fondo il territorio italiano, arrivando a fare una classifica delle zone più esposte alla sismicità.
 
Tale studio, si è basato su moltissimi fattori, fra i quali la cronostoria degli eventi sismici conosciuti, la conformazione del terreno e del territorio ed altro ancora.
 
A cura dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è stata redatta la Mappa di Pericolosità Sismica del Territorio
 
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Osservando la quale, si vedono evidenziate in blu, viola e rosso le zone ad alta pericolosità sismica: i colori si schiariscono, con il calare di tale pericolosità.
 
Altra pianta, fra le molte, presa in esame è quella relativa alla Massima Intensità Macrosismica risentita in Italia, e osservandola attentamente, non si può fare a meno di trarre una considerazione: che l’Italia sembra un Paese interamente interessato da eventi sismici.
 
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IL DM 16 gennaio 1996, relativamente alle costruzioni in zona sismica suddivise il territorio nelle seguenti zone sismiche:
 
zona di I categoria (S=12)
zona di II categoria (S=9)
zona di III categoria (S=6)
zona non classificata.
 
Nel 2003 è stata data una classificazione per l’intero territorio nazionale, suddividendolo in 4 diverse zone sismiche:
 
Zona 1: sismicità alta, zona 2: sismicità media,  zona 3: sismicità bassa, zona 4: sismicità molto bassa.
 
 
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L’intero territorio comprende, comunque, zone ad alto rischio sismico.
 
Infine, con il DM 14 gennaio 2008  (Norme Tecniche per le Costruzioni) in base ad una nuova metodologia, studiata a lungo ed aggiornata, è stata definita la pericolosità sismica di un sito .
 
In base a ciò, le conseguenti azioni sismiche da tenere presenti durante la progettazione di nuovi edifici  ed anche di interventi su fabbricati esistenti.
  
     DM 14 gennaio 2008
 
Indubbiamente, bisogna riconoscere che da parte degli Enti preposti al controllo sismico nazionale, c’è stata una continua attenzione circa le problematiche sismiche, con studi approfonditi classificazione di zone a rischio ed emanazione di norme tecniche per le costruzioni esistenti o nuove.
  
La nostra perplessità, nasce invece da una semplice considerazione: l’Italia è interamente attraversata dalla linea di demarcazione fra le zolle africana ed euroasiatica, per cui i terremoti ci saranno sempre, come ci sono stati nel passato.
 
Perché allora non eliminare l’intera cartografia di suddivisione in zone sismiche e fare come il Giappone o la California; cioè mettere l’intera penisola con il massimo rischio sismico.
 
Ciò inciderebbe in una nuova costruzione oppure in una ristrutturazione, in un maggior costo valutabile intorno al 15/20%
 
Poca cosa se tale iniziativa potrà servire a salvare, in futuro, molte vite umane, ed a salvaguardare un patrimonio immobiliare unico al mondo.
 
Si riporta una frase tratta da una relazione del Dipartimento della  Protezione Civile, che tanto si adopera durante tali catastrofi:
 
I terremoti che hanno colpito la Penisola hanno causato danni economici consistenti valutati per gli ultimi quaranta anni in circa 135 miliardi di euro, che sono stati impiegati per il ripristino e la ricostruzione post-evento. A ciò si devono aggiungere le conseguenze non traducibili in valore economico sul patrimonio storico, artistico, monumentale
 
L’ultimo terremoto, in Emilia Romagna, ha colpito una zona classificata a basso rischio sismico, (Per cui la progettazione, sembra sia  stata effettuata di conseguenza), ma in verità da ritenersi una vasta area fra le più esposte al rischio sismico in base a diverse considerazioni, fra le quali, la più importante quella evidenziata dallo stesso Dipattimento della Protezione Civile…..
 
…..che ha osservato  che uno scuotimento più forte (amplificazione)  avviene nelle aree caratterizzate da una copertura di terreni soffici (Come lo è la Val Padana).
 
 
 
Perchè, allora, non prendere atto, da persone coscienziose,  che la nostra Penisola non ha luoghi molto sicuri sotto l’aspetto sismico, ad eccezione della Sardegna, e quindi comportarci di conseguenza, specie in fase di progettazione sia dei nuovi edifici che delle ristrutturazioni ?

Fate dei commenti e chiedete spiegazioni sulla vostra casa ed accessori, vi risponderemo

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di Amedeu

4 commenti

  1. Complimenti per l’articolo sull’attuale argomento del terremoto. perchè in italia non si può fare come il giappone e considerare l’intero territorio sismico? sicuramente sarebbe sufficiente, con il doveroso iter legistalivo, a salvaguardare il patrimonio edilizio italiano. Ma ho l’impressione che in nostro paese non riesca a capitalizzare i contenuti di una lectio magistralis, su un argomento come questo, da un paese che con i terremoti ci convive da secoli e quotidianamente, un paese la cui architettura antisismica è una delle più avanzate al mondo e la popolazione peridiocamente addestrata a piani di evacuazione fin dalla tenera età etc.

  2. Gent.mo Amedeu,
    mi permetto di riportare alcune mie modeste considerazioni, in disaccordo con il Suo ultimo articolo sul terremoto.
    La Puglia non è regione a rischio sismico ed è purtroppo a rischio disoccupazione. Aumentare i costi edili, specialmente di questi tempi di crisi, non porta benefici a nessuno, infatti:
    -rinforzare (senza necessità) le case pugliesi non salva vite in zone sismiche;
    -sia i privati che gli enti pubblici hanno poche liquidità, aumentare i costi edili indurrebbe tutti a rinviare i lavori edili che si pensa di intraprendere;
    -il settore edile è in crisi, aumentare i costi, non giustificati da motivazioni tecniche, comporterebbe un aggravamento di tale situazione, che dovrebbe essere stimolato invece tentando soluzioni innovative che piuttosto riducano i costi, per esempio utilizzando di più elementi prefabbricati e magari creando nel sud nuove fabbriche, con i fondi europei.
    Distinti saluti,
    Anna

    • Per Anna.
      Prendiamo atto del tuo punto di vista, che ci permettiamo di non condividere.
      La Puglia (vedi l’immagine n° 4 nel nostro articolo) è stata in parte classificata in zona 3 (colore giallo) a rischio sismico basso ed in zona 4 (colore grigio) a rischio sismico molto basso.
      Esattamente come è classificata la zona dove sta avvenendo l’attuale terremoto a confine delle regioni dell’Emilia e della Lombardia.
      Mantova e dintorni ricadono esattamente in zona a rischio sismico molto basso.
      Vedi un attimo cosa sta succedendo da quelle parti.
      Non puoi dormire tranquilla, se vivi in Puglia e sai che sei nel colore grigio, quando la linea di demarcazione fra le zolle di 2 continenti ti passa a meno di 100 Km da casa.
      E’ evidente che in simili condizioni, non si può giocare sulle vita umana semplicemente perchè l’edilizia deve ripartire (concetto fra l’altro errato).
      Fra l’altro gli adeguamenti sismici sono interventi più che giustificati, ed essendo nel settore delle costruzioni ormai da molti anni ti possiamo dire, che in altre Regioni, quali per esempio la Toscana, l’adeguamento ad un alto grado di sismicità , venne assorbito benissimo dal settore costruzioni, anzi nella filiera dell’edilizia si è avuto, a suo tempo, un maggior incremento di lavoro e di occupazioni.
      Da dire inoltre, che in fase di costruzione, prevedere i vuoti/pieni di una misura anzichè di un’altra, i ferri dei cordoli del diametro del 16 anzichè del 10 come è solito usare in molte altre zone di Italia, oppure costruire i tetti non spingenti sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni, non potrà portare che benefici sia alla salute del cittadino che, anche se modestamente, agli imprenditori, ai lavoratori e quindi all’economia nazionale attualmente in fase di depressione.
      Di solito una piccola spinta di “adrenalina” derivante da una novità, da una nuova sfida, rinvigorisce lo spirito per lottare ed andare avanti.
      Amedeu e c.

  3. scusi amedeu,
    può chiarirmi per cortesia il concetto dei tetti non spingenti per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni ?
    grazie

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