Come effettuare una saldatura a stagno.

Talvolta si rende necessario saldare insieme due tubi di rame (maschio e femmina) oppure una cannuccia smaltata ad un tubo di piombo di un vecchio scarico, o ancora dei tratti di una doccia di rame o dei pluviali discendenti sempre in rame.

Tutte le saldature sono difficoltose da effettuarsi, ma forse quella a stagno e la più facile, in quanto si lavora con un metallo di apporto  abbastanza tenero e che si scioglie ad una temperatura non eccessivamente alta.

Però anche la saldatura a stagno va saputa fare e non ci possiamo improvvisare: si diventa abbastanza esperti dopo avere provato molte volte ad eseguirla.

Proviamo a spiegarla.

Prima di tutto vediamo l’attrezzatura che occorre per effettuare questo tipo di saldatura:

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Nell’immagine soprastante vedete rappresentato un saldatore a stagno (cartuccia di gas + cannello a fiamma) , un "rocchetto" di stagno dello spessore di pochi mm, la pasta decapante, che serve per pulire le parti da saldare e per migliorare la saldatura; infine dei guanti per proteggersi dalle eventuali ustioni.

Lo stagno viene denominato "materiale o metallo di apporto"

La saldatura a stagno si divide in "tenera" oppure "forte": le parole stesse stanno ad indicare il grado di resistenza che vogliamo ottenere per la nostra saldatura.

Si usa la tenera per piccoli lavori, dove le parti assemblate non devono subire particolari sollecitazioni.

Si usa la forte quando invece la saldatura deve essere tenace.

Prima di procedere a qualsiasi tipo di saldatura, vanno pulite attentamente le due parti da unire.

Si può usare una lima nel caso di oggetti piani, oppure della carta abrasiva, per tubazioni (tipo rame, piombo o  ottone smaltato)

Si deve effettuare una accurata pulizia delle due parti da unire, sia esternamente che internamente.

Con un pennello si cosparge la pasta decapante su dette due parti.

Fatto questo si assemblano per poterle poi saldare.

Per effettuare la saldatura non va fuso lo stagno a mezzo del cannello a fiamma:, ma vanno invece bene scaldati i metalli da saldare fra di loro. Nel caso di tubi in rame, questi devono diventare rosso scuro, mentre nel caso di metalli diversi rosso chiaro.

Per la saldatura tenera, seguiamo l’immagine sottostante:

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Il filo di stagno, venuto a contatto con le il tubo rovente, si fonde e scende fino a chiudere lo spazio fra le due parti da assenblare, formando una saldatura omogenea.

Nella immagine sottostante vediamo invece una saldatura forte (tipo quelle da usare per le cannucce dei bagni da saldare ai tubi di piombo, oppure per tubi in rame discendenti (Maschio- Femmina).

Parliamo naturalmente sempre di saldature a stagno e non di saldature con filo di rame o similari, che sono altra cosa.

Si deve usare una bacchetta di stagno (normalmente lunga 40 cm), che può essere al 33% o al 50%. Dipende dalla quantità di piombo mescolato allo stagno stesso.

Più aumenta il piombo e più la bacchetta è malleabile.

Noi usiamo adesso lo stagno al 33% : iniziamo a scaldare i due pezzi di tubo da assemblare (in questo caso rame-rame), fino a che non assumeranno una colorazione  rosso scuro.

A quel punto, seguendo l’immagine sottostante, con la bacchetta di stagno scorriamo lentamente lungo il perimetro del bicchiere, in maniera che la bacchetta si fonda e, scendendo nel bicchiere stesso, saldi i due tubi fra di loro.

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Qualora si noti che lo stagno fatica a fondersi, necessita continuare a scaldare i due tratti di tubo da saldare, senza però esporre la bacchetta alla fiamma.

Si lascia quindi raffreddare e si asciuga il tutto con uno straccio.
 
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di Amedeu

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